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Dilemmi in Romania, dopo le elezioni presidenziali

13 dicembre 2009

Il testa a testa del ballottaggio della scorsa domenica è stato vinto dal presidente in carica Băsescu con pochi voti di differenza (risultato finale: 50,33% a 49,66%), grazie soprattutto al forte consenso (78,86%) tra i votanti all’estero. Ma il leader socialista Geoană non ha ancora ammesso la sconfitta e ha chiesto alla Corte Costituzionale il conteggio delle schede annullate. Indipendentemente dall’esito, il problema più urgente che il presidente dovrà affrontare è la governabilità del Paese, mentre  alcuni analisti non escludono elezioni parlamentari anticipate.

T. Basescu e M. Geoana (Mediafax)

Bucarest, 10 dic. 2009 (Radio Romania Internazionale).

“70 mila voti. Sufficienti per riconfermare per un secondo mandato il capo dello stato in carica Traian Băsescu; insufficienti, però, per calmare gli spiriti politici dopo mesi di campagna elettorale che hanno bloccato il paese nel contesto della crisi economica. Ingannato, nella sera delle elezioni, dagli exit-poll, il leader socialdemocratico, Mircea Geoană, si lascia coinvolgere, ora, nell’illusione di un ribaltamento giuridico dei risultati rivendicando, per la seconda volta, la vittoria.

Il suo partito ha inoltrato alla Corte Costituzionale le prove di presunti brogli elettorali, sulla base dei quali chiede che sia ripreso il secondo turno delle elezioni. Ufficialmente, le elezioni non hanno un vincitore fino al verdetto della Corte. Ma i calcoli si fanno sulla situazione de facto, con Traian Băsescu riconfermato nella carica suprema. Sereno, come nessuno lo abbia mai visto sinora, questi invita alla calma e alla riconciliazione.

Mircea Geoană e Traian Băsescu: personalità contrastanti e atteggiamenti differenti, provenienti da cariche diverse. Mircea Geoană si gioca l’ultima carta politica, perché, in seguito al fallimento elettorale, rischia di perdere anche la guida del partito. La storia del PSD giustifica i timori dell’attuale leader. Il partito stesso rischia un lungo periodo di opposizione, non gradito dalle filiali territoriali.
Dal canto suo, Traian Basescu, all’inizio dell’ultimo mandato possibile e libero, così, da ogni futuro target elettorale, lascerebbe capire che i successivi cinque anni saranno diversi dai precedenti, segnati da agitazioni e riforme in gran parte fallite. La prova che il presidente è cambiato può arrivare velocemente, durante i negoziati sul futuro gabinetto, il cui insediamento porrà fine all’impasse governativa dovuto alla recente sfiducia in Parlamento dell’esecutivo di Emil Boc.

Traian Basescu e il Partito Democratico-Liberale (PDL) non hanno nascosto la loro preferenza per una coalizione di destra insieme al Partito Nazionale Liberale, la terza forza parlamentare. I liberali, con il loro intransigente leader, Crin Antonescu, si lasciano difficilmente convincere ad andare nuovamente con i democratico-liberali. L’esperienza traumatizzante della precedente collaborazione con l’ex alleato contro i socialdemocratici, giustifica la massima prudenza. Antonescu dice di rifiutare di far parte di un governo che sarebbe controllato da Traian Băsescu. Il leader liberale non si trova, però, in una posizione comoda, in quanto, come nel caso dei socialdemocratici, i liberali del territorio fanno pressioni affinché si torni al potere. Il PDL potrebbe fare a meno del Partito Nazionale Liberale, per tentare una formula minimale, ma funzionante, con l’eterna disponibile Unione Democratica Magiari di Romania (UDMR), con i rappresentanti delle minoranze nazionali e con altri parlamentari reclutati dall’intera scena politica.”


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