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Dal PIR, voto di protesta alle presidenziali in Romania

19 novembre 2009

Il PIR propone di votare scheda bianca alle presidenziali in Romania. Intervista a Giancarlo Germani, presidente del Partito “Identità Romena”

(FIRI, 19 nov. 2009, Roma)

Ha fatto molto scalpore, nel mondo della diaspora romena, la notizia del neonato MRE – Movimento dei Romeni d’Europa, di cui, data la composizione eterogenea (associazioni e partiti veri e propri tra cui il Pir) e l’assenza di uno Statuto o di altri elementi precisi, non è chiaro se si tratta di un movimento politico o no. Anche perché la prima iniziativa è stata quella di invitare i romeni a votare scheda bianca per protestare contro tutti i candidati iscritti in corsa per le elezioni presidenziali di domenica prossima. Perché la scheda bianca?

Il Mre è nato riprendendo una idea del Segretario del Pir Mihai Muntean, di creare un brand sotto il quale riunire tutte le organizzazioni romene. Pur avendo all’interno alcuni Partiti espressioni delle comunità di residenza come Il Pir in Italia ed il Pirum in Spagna, il Mre non fà politica ma è un contenitore delle varie componenti delle comunità romene le quali continuano a fare in piena libertà ed autonomia quello che facevano ed hanno fatto prima la legate adesso da un simbolo e da una idea di unità e di collaborazione tra di loro. I partiti romeni, tutti, chi più chi meno, non hanno mai avuto una politica seria verso la diaspora. Perciò, le organizzazioni della diaspora europea che hanno fondato il Mre hanno deciso che era ora di lanciare un segnale forte sia alle comunità della diaspora che ai politici romeni: così non si può andare avanti.

La scheda bianca, strumento per capitalizzare il malcontento?

No, il voto in bianco è uno strumento di protesta ed è l’unica arma che i milioni di romeni emigrati per necessità hanno per tentare di instaurare quel dialogo serio e vero con le istituzioni romene che è sin qui sempre mancato.

Ma allora le associazioni, per esempio, cosa devono pensare di un movimento della diaspora avviato da due Partiti, che si dice apolitico ma che di fatto è anche politico?

Molte organizzazioni dei romeni all’estero sono a parole apolitiche, ma soltanto perché sono controllate dai partiti romeni o per vendersi meglio al miglior offerente di volta in volta.

A Roma abbiamo avuto associazioni che non solo hanno fatto campagna per i partiti romeni ma qualcuno anche per tre partiti alla volta. E spesso sono proprio quelle associazioni o quei personaggi che hanno disertato manifestazioni organizzate dal Pir perché loro “non fanno politica”, io aggiungerei che non la fanno alla luce del sole.

E’ di questa politica apolitica che bisogna avere paura, non di quella fatta da chi come il Pir od il Pirum ha nell’interesse delle rispettive comunità l’unica sua stella polare.

Certo. Ma si sa che i partiti, non solo in Italia o in Romania, hanno la tentazione “naturale” di controllare le associazioni e queste a loro volta hanno spesso bisogno di aiuto istituzionale o politico per raggiungere le gli obiettivi. I confini tra associazionismo e politica non sono chiari a molti, perché mentre i partiti sono delle associazioni, non tutte le associazioni sono partiti o entità con finalità politiche. E quindi, per tornare al Movimento, quali sono le finalità che si prefigge?

Lo scopo del Mre è quello di promuovere, attraverso la collaborazione di tutte le organizzazioni romene della diaspora e quest’ombrello comune costituito dal Mre in tutta Europa (per ora Spagna, Italia, Portogallo, Austria, Serbia, Germania, Moldova) l’immagine della Romania, il sentimento di unità e di appartenenza comune sia verso le comunità romene che verso l’esterno, favorendo contatti e scambi di informazione, di esperienze e la possibilità di costruire progetti comuni tra i vari membri del Mre.

Praticamente ci proponiamo di rendere l’associazionismo romeno meno individualista e velleitario costruendo ponti e contatti sinora inesistenti, e siamo fieri di averlo fatto senza alcun aiuto esterno e quindi senza alcuna ingerenza.

Si fa spesso appello all’unità dei romeni, non solo in Italia dove la situazione è degenerata, ma in generale nella diaspora. Ma l’ottenimento di un diritto individuale dev’essere condizionato dalla “unità” di un gruppo etnico o sociale? Se un tifoso laziale è insultato o picchiato in quanto tale, deve prima contribuire all’unità della tifoseria laziale per sperare di avere riconosciuti i diritti individuali davanti alla legge? E tale contributo, da chi sarà valutato e con quali criteri?

E’ chiaro che i romeni possono tranquillamente entrare nelle organizzazioni italiane, sia sociali che politiche, come alcuni hanno già fatto ed intraprendere un loro cammino individuale che è perfettamente legittimo.

Ma è altrettanto chiaro che qualche candidato romeno, per esempio eletto in Italia nel Pdl o nel Pd, non potrà aiutare la propria comunità perché sarà una goccia romena in un mare di italiani che hanno altri interessi da tutelare.

“Goccia romena in un mare di italiani”: ma così la faccenda non è affrontata in termini etnici?

No, non è affrontata in termini etnici, è affrontata in termini reali, l’individuo singolo ha molte meno difese di un gruppo di individui che hanno delle origini e degli interessi in comune e che dovrebbero solidarizzare tra di loro. Sinora queste componenti sono in larga parte mancate nella immigrazione romena che non a caso è la meno rispettata sotto ogni punto di vista.

L’unità della comunità romena conviene ai romeni, perché uno, due, tre non contano nulla, già 300-400.000 persone legate dal vincolo della comune nazionalità e dalla comunità di intenti di inserirsi con dignità e coscienza nella società italiana come individui ma anche come comunità socio-culturale, possono contare ed ottenere molto di più.

Perché possono contare e ottenere molto di più?

Perché un tifoso che và allo stadio da solo e isolato rischia di prendere le botte da tutti (e questo è quello che è successo ai romeni in Italia sinora), mentre un tifoso che si organizza ed appartiene ad un gruppo organizzato è più sicuro, ottiene delle agevolazioni, sui trasporti, sui biglietti etc.

L’idea è molto chiara. D’ora in poi, con la nascita del Mre, le energie del Pir dove saranno concentrate di più: sulla diaspora, sulla Romania, sull’Italia?

Per noi il Mre è un brand che cerca di raccogliere più organizzazioni della stesa comunità sotto una bandiera comune e per uno scopo comune sul quale sarebbe assurdo dividersi se non ci si fosse già divisi troppe volte. Il Mre è la prova che si può dialogare e costruire qualcosa insieme, anche se per ora è necessario scegliersi i compagni di viaggio perché non tutti hanno gli stessi intenti, c’è chi vuole dividere e frammentare a tutti i costi per motivi politici. Non è un caso che il Mre sia nato da organizzazioni libere da ogni condizionamento da Bucarest… a buon intenditor poche parole.

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Un breve video con recenti considerazioni dell’avv. Germani sul Pir, la diaspora e le elezioni in Romania può essere visionato al link http://www.youtube.com/watch?v=w8iRSIK39Lk



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