Home > cinema > Francesca arriva nelle sale italiane senza “ritocchi”

Francesca arriva nelle sale italiane senza “ritocchi”

13 novembre 2009

13 nov. 2009, FIRI/Corriere della Sera

Due anni dopo il caso Mailat, “risolto” sul piano giudiziario con una sentenza aspra, costruita su molti indizi e poche prove, in un clima sociale dove si è diffusa ormai una “xenofobia strisciante”, come lo stesso presidente della Camera, Fini, ha ammesso nel suo  intervento alla presentazione del rapporto 2009 Caritas-Migrantes, il caso del film “Francesca” torna a far parlare e, soprattutto, potrà essere visto nelle sale italiane senza “interventi estetici”.

“Il giudice Luciana Sangiovanni del Tribunale Civile di Roma”, scrive Stefania Ulivi sul Corriere della Sera, “ha rigettato la richiesta d’urgenza ex art. 700 che l’onorevole Mussolini aveva presentato per impedire l’uscita della pellicola del romeno Bobby Paunescu. La richiesta era stata motivata da una frase ritenuta offensiva all’inizio del film.” La frase incriminata, ormai notoria, è una battuta pronunciata da uno dei protagonisti del film (“La Mussolini, una troia che vuole ammazzare tutti i romeni”), considerato diffamatoria dall’onorevole per via dell’aggettivo in questione. “Il bello”, aveva  commentato Domenico Procacci della Fandango, “è che la seconda parte della frase, il ‘vuole ammazzare’ non ha scandalizzato nessuno neppure lei, eppure rivela qualcosa di molto negativo”.

Non va infine trascurata la posizione del regista Bobby Paunescu, che ha dichiarato al Corriere: “Quello che mi ha sconcertato è stata l’anarchia delle reazioni in entrambi i Paesi: in Italia, dove si è scatenata una comprensibile e generalizzata caccia all’untore, e in Romania, dove il bisogno collettivo di lavarsi la coscienza si è risolto associando Mailat con il suo essere rom, confermando il pregiudizio xenofobo e il falso ideologico di cui soffre buona parte della popolazione romena: i romeni sono buoni, gli zingari sono cattivi”.

Il regista romeno ha sottolineato come la battuta della discordia sia in effetti “la voce della strada: ho cercato onestà ed equilibrio nel rappresentare le reazioni della società rumena, che per la maggioranza ama l’Italia, considerandola la Terra Promessa. E’ una minoranza, a sua volta razzista, quella che vi accusa di razzismo. La voce della strada è razzista perché reagisce a quel che sente in tv, per bocca dei politici, come la Mussolini e il sindaco di Verona che divengono la voce dell’intero Paese”.
La giornalista Stefania Ulivi ricorda che “In Francesca , in verità, Paunescu (che ha vissuto a lungo a Milano) non fa sconti ai rumeni, rappresentati in maniera tutt’altro che edulcorata. «In Romania» spiega «il razzismo è allo stesso livello che in Italia, e il film lo mostra molto chiaramente»”.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: