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L’Accademia di Romania, 20 anni dalla caduta del Muro

7 novembre 2009

L’Accademia di Romania, 20 anni dalla caduta del Muro. Intervista con Prof. Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania di Roma

Roma, 6 novembre 2009 (Italia Network)
Situata nel cuore di Valle Giulia, a Roma, in un  grandioso edificio neoclassico, l’Accademia di Romania, unica  nel mondo,  ha avuto una vita piuttosto travagliata, influenzata dai grandi eventi politici in patria, che si sono succeduti nel tempo.
Inaugurata nel 1931 – anche se la tradizione di inviare  a Roma  dei borsisti risale al 1922 -, l’Accademia funziona sino al ’48, anno in cui il nuovo regime politico comunista decide di chiuderla.


Per i successivi vent’anni, l’Accademia è completamente abbandonata. I primi segnali di vita riprendono nel ’68 con la riapertura della  biblioteca  e da lì a poco ricominciano a tornare anche dei borsisti. Ma dura poco: solo tre anni.
Nel ’73, infatti, l’Accademia conosce una nuova, lunga battuta d’arresto che durerà sino al 1990, anno in cui l’istituzione ricomincia la sua attività culturale. Solo nel ’99, però la situazione riprende la piena normalità con il ritorno dei borsisti.

“Molti affermano che non è cambiato molto con la caduta del Muro di Berlino,  in realtà è cambiato tutto. Abbiamo ancora molti problemi da risolvere ma ora siamo un paese democratico” afferma il Professor Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania. Docente di Storia Antica ed Archeologia all’Università di Cluj, è alla guida dell’Accademia da un anno ma conosce bene l’Italia. In passato, infatti, ha preso parte a scavi archeologici a Metaponto su invito del famoso archeologo romeno Dinu Adameşteanu e molte altre volte ancora è giunto in Italia per convegni e per promuovere le  relazioni universitarie tra i due paesi. Un’attività, quest’ultima, che gli è valso il Premio Anassilao che gli verrà conferito il 14 novembre a Reggio Calabria.

Quali sono le finalità dell’Accademia e come interagisce con la città di Roma?

PROF. BARBULESCU: L’Accademia nasce con due finalità: accogliere i borsisiti e promuovere la cultura romena in Italia. I nostri borsisti, circa 12, risiedono  per due anni. Sono laureati in storia, archeologia, lingue classiche e moderne, belle arti e architettura. Sono selezionati attraverso un bando di concorso nazionale e arrivano qui con un progetto di studio preciso legato alla città di Roma o all’Italia. Grazie a queste borse di studio, considerate nel nostro paese le più prestigiose,  i nostri borsisti frequentano corsi all’Università,  hanno professori italiani di riferimento e possono accedere  a tutte le biblioteche. Gli studiosi di archeologia, inoltre, prendono parte  anche  ad alcuni scavi.
I nostri borsisti, solo per citare gli ultimi eventi, hanno preso parte ad una mostra sull’architettura organizzata all’Acquario lo scorso giugno; hanno partecipato all’evento “Rome. The Road to Contemporary Art” e uno dei nostri pittori  ha anche vinto il secondo premio della Fondazione Pio Istituto Catel con il  concorso “L’immagine Contemporanea di Roma.
Quanto alla nostra attività culturale, collaboriamo con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, abbiamo infatti  aderito al Progetto Calliope dell’Auditorium-Parco della Musica e  abbiamo molti contatti con le università e con le  altre accademie straniere che operano a Roma e, una volta l’anno, organizziamo qui “Spazi Aperti”, un grande evento in cui partecipano gli artisti borsisti delle altre accademie che realizzano in ogni ambiente della nostra sede opere site specific.

Quali sono gli eventi interculturali più significativi che avete in programma?

La prossima settimana si terrà all’Università  “La Sapienza” e qui in Accademia un convegno internazionale dal titolo “Ripensando il 1989: la fine dell’egemonia sovietica nei paesi dell’Europa Orientale”, un evento per ricordare i venti anni della caduta del Muro di Berlino a cui parteciperanno studiosi romeni, italiani e francesi.
Ai primi di dicembre c’è  in calendario un convegno su Eugène Ionesco, il drammaturgo francese di origini romene di cui ricorre il centenario della nascita:  due giornate di studi a cui prenderanno parte, di nuovo,  studiosi italiani, romeni e francesi.
Nell’ambito del Progetto Calliope sono in programma tre iniziative: a fine dicembre si svolgerà all’Auditorium-Parco della Musica il concerto in onore del musicista  romeno Roman Vlad, già Direttore  artistico del Teatro alla Scala di Milano e Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. Un grande artista, che vive in Italia da tempo,  di cui verranno interpretate le musiche.
Il prossimo anno, invece, sono  previsti  il concerto dedicato a Horaţiu Rădulescu e quello del violinista e  compositore Alexandru  Bălănescu che si esibirà  con un’artista folk romena, Ada Milea.
All’inizio del prossimo anno è prevista ancora la grande mostra  “L’oro antico in Romania”, che verrà allestita ai Mercati Traianei. Organizzata con il  Comune di Roma e con la collaborazione della nostra Accademia, il Museo Nazionale di Bucarest porterà nella capitale celebri tesori in oro ed argento che vanno dalla preistoria sino primo millennio d.C.
Inoltre, la nostra attività si articola in molte iniziative che si svolgono presso la nostra sede come concerti, convegni, mostre. Tra queste, voglio ricordare la  mostra “L’umana sintesi”  dell’artista Ileana Florescu, una fotografa italiana di origini romene che vive in Italia da molto tempo, che abbiamo inaugurato alcuni giorni fa.  E ci tengo a precisare che il pubblico dei nostri eventi è al 95% composto da italiani. E sono tanti gli italiani che frequentano i nostri corsi gratuiti di romeno e la nostra biblioteca, la più grande biblioteca romena all’estero che vanta 40.000 testi. Questo a dimostrazione che ci teniamo a dialogare con il vostro Paese.

Dalla Romania sono arrivate in Italia negli ultimi anni quasi un milione di persone. Come ha influito questa grande emigrazione sulla cultura romena?

Per secoli e sino alla metà del Novecento i nostri riferimenti culturali internazionali sono state la Francia e la Germania: erano le culture di questi due paesi ad influenzarci maggiormente. Ora la situazione è cambiata e la Francia ha decisamente perduto terreno. L’Italia sta diventando un nuovo modello culturale. Un cambiamento causato, chiaramente,  dalla grande emigrazione romena in Italia e favorita dal fatto che  le nostre due lingue sono ambedue romanze e,  grazie a questa comunanza linguistica, si può arrivare più facilmente alla cultura italiana.
Prima degli anni  Ottanta, infatti, i romeni che arrivavano in Italia erano pochi ed erano soprattutto intellettuali. Dal ’89 ha avuto inizio questa emigrazione di carattere economico che ha  avuto grandi ripercussioni perché un milione di persone che arriva in Italia vede, conosce e si apre, inevitabilmente, ad una nuova cultura.
Non bisogna, tuttavia, dimenticare che  già dalla fine dell’Ottocento in Romania c’è stata a livello universitario una tradizione di italianistica e i grandi centri universitari, quello di Bucarest così come quello di Cluj, hanno tenuto corsi e  pubblicato opere di autori italiani.
Le relazioni universitarie tra Italia e Romania sono state sempre eccellenti e sono tanti gli accordi interuniversitari in vigore. E non è casuale che le università riunite in un consorzio a Cluj hanno appena aperto una sede distaccata a Viterbo dove dal prossimo anno si  terranno dei corsi per i romeni che vivono qui.

Quale la sua idea di cultura italiana?

Essendo io un archeologo sono incantato dalle antiche vestigia, dai musei. La mia formazione mi permette di cogliere da vicino tutto ciò che è arte e patrimonio. Roma è  affascinante per la varietà che offre  da questo punto di vista: una ricchezza causa di continuo stupore e meraviglia.
Allo stesso tempo non comprendo come nella capitale artistica del mondo, si trovi anche tanto kitsch. Penso, per esempio, alle molte bancarelle che invadono Piazza Navona…

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Un’intervista rilasciata dal prof. Bărbulescu un anno fa, al momento del suo insediamento come direttore dell’Accademia di Romania) e pubblicata sul settimanale Ziarul de Duminică (supplemento culturale del quotidiano economico Ziarul Financiar) il 28 nov 2008, può essere letta  – in romeno – qui. (n. red. FIRI).

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