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Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione

27 ottobre 2009

Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione. Lettera al Corriere della Sera

di Giovanni Casadio

Roma, 25 ottobre (FIRI). Il testo che segue è la replica del prof. Giovanni Casadio dell’Università di Salerno (membro FIRI), alla posizione espressa da Sergio Romano su un tema di grande attualità – lo studio delle religioni nelle scuole –, anche a proposito della notevole presenza di cristiano-ortodossi in Italia, rappresentati dalla già numerosa comunità romena e da altre in aumento – gli ortodossi provenienti da Stati ex-sovietici.

In riferimento alla “Risposta” di Sergio Romano “L’ora di religione a scuola e l’insegnamento dell’islam” in Corriere della Sera, devo manifestare – in quanto storico ed esperto del fatto religioso – il mio assoluto dissenso.

Riassumo brevemente le sue opinioni, che discuterò sotto: 1. Il problema si presenterebbe in altri paesi d’Europa, tra cui la Germania. 2. A differenza di altri casi (“ortodossi, buddisti, induisti”) il numero dei musulmani in alcune scuole rappresenterebbe “spesso un quinto della classe”. 3. La chiesa cattolica sarebbe contraria all’insegnamento di “storia delle religioni” (auspicato da Romano, oltre che, in recenti interventi, da ebrei, protestanti e settori sensibili del pensiero laico, insegnamento che però chi scrive preferirebbe chiamare “scienza” o “studio” delle religioni: e non è differenza da poco) in quanto tale insegnamento collocherebbe tutte le religioni sullo stesso piano e sarebbe quindi un’ espressione di “relativismo”. 4. “Quindi delle due l’una: o si cancella l’ora di religione o la si permette anche ai musulmani”.

guarino

1. In Germania ci sono quasi tre milioni di Turchi di cui 1,688,370 cittadini turchi e 840,000 di cittadinanza tedesca. E inoltre Indiani, Pakistani, Afgani, Iraniani. Nell’insieme i musulmani rappresentano il 5.4% della popolazione. L’insegnamento di religione, che non è opzionale ma obbligatorio (con l’eccezione di Berlino, Brema e il Brandenburgo; in certi Länder peraltro si può optare per l’insegnamento di etica) e confessionale, gestito dallo Stato in cooperazione con le chiese cattolica o evangelica (luterana). In nessuna scuola è previsto l’insegnamento della religione islamica in via confessionale (il che sarebbe peraltro impossibile in quanto non esiste una organizzazione ecclesiale con una gerarchia riconosciuta da tutti gli islamici). Nel nostro paese la situazione è totalmente diversa. Il numero di fedeli musulmani in Italia è incerto, varia da un massimo di 1.300.000,  secondo le stime del Dossier 2008 Caritas/Migrantes, a  un minimo di 850.000 secondo il Cesnur di Massimo Introvigne su dati 2006, ma si aggira certo attorno al milione di unità, corrispondente all’incirca all’ 1,5% della popolazione italiana. Di questi solo 70.000 circa sono cittadini italiani.

2. Solo se si considerano musulmani gli agnostici albanesi si possono avere classi con un quinto di allievi islamici. Se Romano o altri conoscono dati statistici diversi li esibiscano. Quello che io so invece per certo è che in Italia ci sono oltre un milione di Romeni (cristiani ortodossi al 86,7 %) e 132.000 Moldavi (ortodossi al 98%). In certi comuni del Lazio, del Piemonte o della Romagna, ma anche in altre regioni italiane, essi sono presenti in forte concentrazione, perciò è un dato di fatto che in alcune classi una notevole quota  degli alunni si riconoscono nella fede cristiana ortodossa. Non risulta che la Biserica Ortodoxă Română, ben presente in Italia a livello di Episcopia (diocesi), abbia chiesto ufficialmente l’insegnamento della religione cristiana di confessione ortodossa, o si stia movendo in questa direzione.

3. La chiesa cattolica si avvale del privilegio concessogli dallo stato italiano con la legge 25 marzo 1985 (cosiddetta revisione del concordato firmata da B. Craxi e A. Casaroli). Il cattolicesimo non è più “sola religione dello stato italiano” (come nei patti lateranensi del 1929), ma, essendo “i principi del cattolicesimo … parte del patrimonio storico del popolo italiano”, la chiesa propone nelle scuole pubbliche (e a spese dello stato italiano) un insegnamento della religione cattolica “culturale”, non catechetico, confessionale nel suo contenuto ma non nella sua finalità, aperto a tutti ma non obbligatorio. Il 10 % degli allievi che chiede di “non avvalersi di detto insegnamento” sono liberi di andarsene per i fatti loro. Il risultato è che sia i renitenti, sia il 90 % di studenti che riceve le lezioni di docenti nominati dall’autorità ecclesiastica (senza nessun controllo culturale da parte di organi competenti, come invece avviene in Germania o in Gran Bretagna dove gli insegnati hanno un diploma di stato fortemente qualificato) escono dalle scuole superiori senza avere acquisito una seppur minima  conoscenza dei fatti religiosi,  compresi quelli cristiani (di norma non hanno mai letto una pagina della Bibbia e neanche sanno i nomi dei 4 evangelisti).

Il relativismo ratzingeriano qui non c’entra nulla: è il solito immobilismo italiano combinato a un intreccio di interessi, anche economici.

4. L’ora di religione ai musulmani? Un vero nonsense. A parte l’impossibilità pratica per la ragione che mancano organi centralizzati e le ragioni di ordine culturale che sono state esposte in vari autorevoli interventi (i giovani a scuola devono apprendere la religione degli altri, la propria l’hanno già assorbita nella propria famiglia e comunità), in Italia – come d’altra parte in altre parti d’Europa – il cattolicesimo non è solo la religione della stragrande maggioranza degli italiani ma anche, come recita il dettato del concordato, “parte del patrimonio storico del popolo italiano” e, in quanto tale, elemento imprescindibile della storia nazionale.

Un scuola che non lo insegna, o l’insegna male, pregiudica gravemente la formazione culturale (non quella religiosa! che non è di competenza dell’insegnamento pubblico) dei nostri studenti in quanto cittadini italiani.

E i risultati si vedono.

  1. pimo
    28 ottobre 2009 alle 00:14

    Si potrebbe risolvere il problema con l’insegnamento

    MORALE LAICA

    che viene impartito già da molti anni nelle SCUOLE EUROPEE.

  2. Simone
    28 ottobre 2009 alle 09:46

    Grazie per la lucida analisi. In particolare mi ha colpito e faccio mia la seguente affermazione” i giovani a scuola devono apprendere la religione degli altri, la propria l’hanno già assorbita nella propria famiglia e comunità”. Mi sarebbe piaciuto, a scuola, imparare qualcosa delle “altre” religioni ed effettivamente mi hanno insegnato molto poco anche del cristianesimo.

  3. FIRI
    28 ottobre 2009 alle 10:15

    @primo: A mio avviso, l’insegnamento della morale laica è una soluzione parziale, che può riguardare anche gli elementi etici delle tradizioni religiose, ma non sostituisce l’utilità di conoscere – almeno per sommi capi – le peculiarità del fatto religioso.
    @simone: hai ragione, il punto è proprio questo. L’autore del post, peraltro senza essere cattolico, insiste sull’importanza civica della conoscenza del cristianesimo, ovvero della nostra tradizione(è chiaro che poi ogni Paese ha diversi cristianesimi ma questo è secondario rispetto al fondo del problema). L’alternativa è, appunto, l’imbarbarimento culturale degli studenti, compresi i futuri insegnanti di religione, e l’incapacità di avvicinarsi ad altre tradizioni culturali o religiose con un minimo di familiarità con gli argomenti da affrontare – tradizioni testuali e orali, credenze, riti, pratiche devozionali, istituzioni religiose ecc.
    Inoltre, il caso italiano pone problemi specifici proprio per via del Concordato e delle sue recenti “revisioni” craxiane. L’ipotesi di Sergio Romano rischerebbe perciò di portare, in nome di una virtuale “laicità” (=equidistanza dalle religioni? ma essa non è possibile proprio per le ragioni illustrate da Casadio), ad una moltiplicazione degli insegnamenti religiosi nelle scuole, che è cosa ben diversa – a mio avviso – dalle Intese tra Stato e i vari culti riconosciuti per la questione dell’otto per mille e problemi finanziari annessi.
    (Cico)

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