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Nobel o non Nobel?

12 ottobre 2009

Riproduciamo qui l’ottimo post del blog Catrafuse su alcune reazioni al conferimento del Nobel per la letteratura a Herta Müller (si veda, in romeno, l’inchiesta del quotidiano Gândul, che abbiamo segnalato nel post “Herta Müller şi traumele ei româneşti”). Catrafuse (si legge “catrafùsse” e vuol dire carabattole o cianfrusaglia) è il blog di un italiano che vive, insegna e scrive a Timişoara da molti anni. Lo ringraziamo, continuando a seguire il suo interessantissimo blog.

Catrafuse

Letto attraverso le lenti della critica culturale romena il premio Nobel assegnato a Herta Müller  anima voci contrastanti. Paul Goma, il più noto tra gli scrittori dissidenti costretti all’esilio durante il comunismo, è tagliente: “Il nobel a Herta Müller non ha nulla a che spartire con la Romania”. Goma, che po’ rompicoglioni lo è per natura, retoricamente si domanda: “Come potrebbe il nobel a Herta Müller significare qualcosa per la Romania? Mi sembra che lei non si definisca una scrittrice romena, ma banateana”. E per rincarare la dose conclude: “Il suo non è stato un esilio, ma un’operazione di recupero da parte della Germania”. In realtà l’interesse della securitate verso Herta Müller e verso molti altri scrittori romeni di lingua tedesca (in primis gli appartenenti all’Aktionsgruppe Banat) fu ossessivo. Per farcene un’idea basta guardare la rassegna di documenti della polizia segreta comunista pubblicata dal cofondatore del Gruppo di azione Banat, William Totok, in Halbjahresschrift,alcuni dei quali riguardano proprio la novella nobel (da uno dei quali ricavo di essere stato in qualche modo un vicino “postumo”  della Müller – str. Hebe 15!)Un intervento sulla premiazione  più mansueto è quello di Mircea Cărtărescu che in passato ha più volte ricordato la passione con cui lesse le poesie dei poeti tedeschi di Romania negli anni ‘80 e l’importanza di queste letture per la sua poesia. Qui la digressione letteraria è d’obbligo: la svolta poetica della generazione ‘80 dei poeti romeni deve moltissimo all’antologia Vânt potrivit pana la tare che raccoglieva i versi dei seguenti poeti della minoranza tedesca (sveva e sassone): Anemone Latzina, Franz Hodjac, Rolf Frieder Marmont, Johann Lippet, William Totok, Richard Wagner, Rolf Bossert, Helmut Britz (HertaMüller non c’era). Ho ritrovato (finalmente) questa incredibile raccolta poetica sulla rete grazie all’opera pia di tale Vasile Leac (mulţumesc!). Ritornando a Cărtărescu, lui, che oggi è il più noto scrittore contemporaneo romeno, si sdebita verso la  rappresentante di questa letteratura in limine Romaniae così:“Sono felicissimo per il riconoscimento accordato a Herta Müller. Il premio è in primo luogo suo, ma non possiamo nascondere che proietterà una nuova luce sulla letteratura romena. È un evento gioioso, che dovrebbe renderci molto fieri della nostra compatriota”. Originale, polemico, al solito acido, ma non banale è il commento di Cristian Tudor Popescu, uno dei giornalisti più quotati e caustici di Romania. CTP crede che il premio assegnato a Herta Müller sia soprattutto accordato allo spazio spirituale e culturale tedesco e, a suo avviso, questa scelta porta con sé una forte componente politica. “È un bene che abbia ricevuto questo premio ed è un bene che si possa scrivere sugli schermi dei televisori: «Herta Müller, scrittrice nata in Romania», tuttavia non posso non pensare che non hanno ricevuto il nobel Petru Dumitriu, Marin Preda, Marin Sorescu, Ileana Mălăncioiu, per non parlare di Tudor Arghezi. La signora Herta Müller, una persona assolutamente rispettabile, è una scrittrice di lingua tedesca, non romena. Se non se ne fosse andata nel 1987 dalla Romania, non avrebbe mai ricevuto questo premio. Il contributo della Romania all’opera di Herta Müller è la vita da lei vissuta sotto il regime Ceauşescu negli anni ‘70-’80. Si potrebbe dire che il principale fautore del premio assegnato alla Müller è Nicolae Ceauşescu. Ho assistito alla conferenza stampa della neo laureata: per tutto il tempo ha parlato di dittatura, non di letteratura. Sembrava fosse Nelson Mandela. Forse le avrebbero dovuto dare il Nobel per la Pace” (che – aggiungo io – sarebbe stato meglio che darlo ad Obama). Alle affermazioni di CTP va però apportata una precisazione: Herta Müller  in realtà ha scritto anche un libro  in romeno. Si tratta di Este sau nu este Ion, una strana raccolta di poesie scritte attraverso dei collage di ritagli di giornali accompagnata da un cd audio pubblicata qualche anno fa dalla Polirom. Proseguendo nella raccolta dei pareri passo al barone della critica letteraria romena Nicolae Manolescu, che se la cava con alcune frasi di circostanza ricordando che il premio rappresenta, senza alcun dubbio, un onore anche per la Romania, l’opera per cui è stata premiata la scrittrice, infatti, dimostra che non possono essere ignorate le sue radici romene. Poi aggiunge: “Mi pare straordinario e sono contento per Herta e per la letteratura romena per questo piuttosto inatteso riconoscimento perché quando vedi la lista degli altri candidati, che comprende scrittori come Amos Oz o Philip Roth, ti sembra impossibile che qualcuno possa tenere conto di una scrittrice tedesca ancora giovane che proviene dalla Romania e che affronta problematiche interessanti per entrambi i paesi e per l’intera Europa”. Secondo il presidente dell’Istituto Culturale Romeno Horia Roman Patapievici (con cui lo scorso anno la Müller ebbe una un scambio  di opinioni al vetriolo in merito al “recupero” da parte dell’istituzione romena di alcuni intellettuali – Sorin Antohi e Andrei Corbea – ex-collaboratori della polizia segreta comunista) l’assegnazione del Nobel ad una scrittrice di espressione tedesca nata in Romania costituisce un segnale attraverso il quale il Comitato ha voluto ricordare i ventennale dalla caduta del comunismo nell’Europa dell’Est. In coda alla rassegna inserisco il commento del filosofo Andrei Pleşu che afferma di ammirare la scrittrice per il suo modo di stare sempre aldilà delle convenzioni e dei modelli, a tal punto che per lei, a suo parere, bisognerebbe inventare un premio Nobel per la qualità umana, ricordando che grazie a lei una parte oscura della storia della Romania entra nel circuito della storia europea”. Per chiudere ricordo un bel quadretto della Müller dipinto dal caro amico Daniel Vighi lo trovate qui, in romeno però!

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