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Minoranza italiana in Romania: una richiesta d’aiuto

17 agosto 2009

di Horia Corneliu Cicortas

Navigando recentemente in rete, ho scoperto una lettera particolare; un documento molto interessante  per chi è sensibile al tema delle minoranze e, in particolare, alle sorti della comunità italiana in Romania, poco nota tanto agli abitanti della Romania quanto agli stessi italiani d’Italia. Secondo le stime attuali, in Romania vivono circa 220 mila italiani: quasi tutti però, sono arrivati nei vent’anni successivi alla caduta del regime comunista. Gli italiani di oggi sono molto numerosi nel Banato (zona di Timisoara) e nella Transilvania, ma si trovano in tutte le regioni della Romania, là dove hanno creato piccole o medie imprese e numerosi bar, pizzerie e ristoranti.

Accanto agli italiani di recente immigrazione, vi è però anche una piccola minoranza italiana storica, risalente alla fine dell’Ottocento e ai primi decenni del Novecento. Cento anni or sono, italiani provenienti da alcune regioni allora povere (in particolare, dal Veneto e dal Friuli), migravano infatti in Romania per lavorare nelle miniere, sui cantieri delle ferrovie o nell’edilizia. Su questo tema è stato del resto pubblicato un libro recente (Veneti in Romania, a cura di R. Scagno, Longo Editore, Ravenna, 2008). Secondo ricerche storiche, tra la fine dell’800 e la seconda guerra mondiale vi si trasferirono 130.000 italiani.

Oggi la minoranza italo-romena ha, come altre minoranze del Paese tutelate dalla Costituzione del 1991, un rappresentante permanente nel Parlamento di Bucarest. Gli italiani “storici” hanno, al pari degli italiani “recenti”, diverse associazioni di tutela culturale e identitaria (per esempio, ROASIT, ovvero l’Associazione degli italiani della Romania), dato anche il fatto che in seguito all’instaurazione del comunismo sovietico nel 1948, gli italiani che avevano deciso di restare in Romania hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana. Tra la piccola minoranza italiana storica e la numerosa comunità di piccoli imprenditori di oggi non sembra però ci siano al momento legami particolari, anche in virtù delle rispettive carratteristiche ed esigenze, che sono in buona parte diverse.

Ad esempio, nel distretto di Tulcea, nel sud-est del Paese, vive una vecchia comunità italiana che condivide molti dei problemi con cui si confrontano la maggior parte delle comunità rurali situate in aree remote o poco sviluppate della Romania, rischiando di fatto l’estinzione per spopolamento e perdita della propria identità. In questo senso, basta leggere la seguente lettera, inviata da un anziano parroco locale alla parroco della chiesa italiana di Bucarest, lettera che è stata pubblicata sul sito di quest’ultima proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sorti della comunità italiana. Per questo motivo, FIRI non può ignorarla. Un’opportunità per riflettere e – augurabilmente – per dare una mano.

Lettera del parroco di Greci

Per argomenti simili trattati sul sito web di FIRI, si veda anche https://firiweb.wordpress.com/2009/04/16/quando-erano-gli-emigrati-italiani-ad-essere-criminalizzati/

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