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Qualcosa sugli ostaggi dei pirati somali

8 luglio 2009

[l’aggiornamento del 10 agosto sulla liberazione degli ostaggi, in basso all’articolo]

Riportiamo qui il testo del giornalista Ferdinando Pelliccia, pubblicato qualche giorno fa sul sito di Libero Reporter, in cui si da notizia dei cinque marinai romeni della nave italiana “Buccaneer”, ostaggi da mesi insieme a dieci marinai italiani e ad un croato, dei pirati somali nella regione semi-autonoma del Puntland.

Una vicenda misteriosa, con tante ombre, che suscita riflessioni e interrogativi, anche sulle sorti della flotta commerciale romena, “svenduta” negli anni Novanta in circostanze finora non delucidate dalla giustizia.

Grazie a numerose ricerche e contatti ora si conoscono anche i nomi di quattro dei cinque ostaggi romeni dei pirati somali che sono: il capo ingegnere Nicusor M., l’ufficiale di ponte Adrian G., il montatore George D. e il conducente Marius A., tutti di Constanta. Del quinto marinaio romeno invece si conosce solo la città d’origine che e Bucarest. Sono tutti di età compresa tra i 28 e i 35 anni.

Era l’11 aprile 2009 quando i pirati somali assaltarono e catturarono il rimorchiatore, battente bandiera italiana, ‘Buccaneer’ con a bordo sedici marinai di equipaggio di cui 10 italiani, un croato e 5 romeni. L’imbarcazione era in navigazione nel Golfo di Aden proveniente da Singapore e stava trainando 2 zattere vuote. La nave appartiene alla ‘Micoperi Marine Contractors’, una società italiana con sede a Ravenna in Italia. Società specializzata nella costruzione di impianti portuali a mare, gasdotti sottomarini e installazione per il trasporto di petrolio e di gas. Dopo i primi contatti, stabiliti attraverso il governo del Puntland, per ottenere soprattutto la liberazione dei marinai tenuti in ostaggio a bordo della nave, sembra che le trattative si siano arenate o finite in un vicolo cieco per poi, avere una spinta in avanti negli ultimi 5 giorni. La ‘gang del mare’ che ha catturato l’imbarcazione italiana fin dall’inizio è sembrata mostrare enorme interesse a ciò che trasportava il rimorchiatore come se cercasse qualcosa in particolare. Da subito però, in molti si sono affrettati a portare avanti la tesi che il sequestro era stato compiuto, come tanti altri, per poi chiedere un riscatto. L’obiettivo quindi sarebbe stato ottenere un riscatto per l’equipaggio e per la nave. Allora perché non pagarlo e chiudere in fretta la partita? Ed invece da allora sono trascorsi quasi 3 mesi senza un nulla di fatto. Nel frattempo nelle 16 famiglie dei marittimi rapiti dai pirati somali si consuma un dramma quasi nel più assoluto silenzio mediatico e istituzionale. Un silenzio inspiegabilmente voluto sia dalla società armatrice sia dal ministero degli Esteri italiano. I familiari, che sono angosciati e tormentati da questa vicenda, vivono le loro giornate in un perenne stato di ansia. A disturbare la loro quotidianità e il pensiero che i loro mariti, i loro figli, i loro fratelli, i loro padri sono ostaggi dei pirati in Somalia. Sedici lavoratori vittime del fenomeno della pirateria che da anni impazza nel mare del Corno d’Africa. Gente che era andata in quei luoghi solo per i soldi che servivano per le loro famiglie. Finora era stato possibile conoscere solo i nomi dei 10 marittimi italiani[…]. Del croato invece, si conosceva solo che era uno studente di Fiume, che aveva 25 anni e si era imbarcato sul Buccaneer come elettricista.

Ora grazie a numerose ricerche e contatti si conoscono anche i nomi di quattro dei cinque ostaggi rumeni. […]Hanno lasciato in volo la Romania per Singapore e li si sono imbarcati il 20 febbraio scorso sulla nave italiana. I loro contratti di lavoro sono stati conclusi attraverso il consolato italiano tra il loro datore di lavoro, Adrian Andrusca, della società Crusche Crewing della città di Ovidiu, e la società armatrice italiana ‘Micoperi’. Ed e ora Andrusca che tiene i contatti, per conto delle famiglie dei marinai romeni, con la Farnesina e la Micoperi. Per quanto ci è dato sapere, i familiari dei 5 marittimi romeni sanno che le autorità italiane hanno istituito un comitato di crisi, e che stanno trattando con i rapitori per negoziare il rilascio della nave e dell’equipaggio.

Sono circa 40mila, di cui 20mila su navi passeggeri, i romeni imbarcati su navi in tutto il mondo. Sebbene la Romania abbia una grande tradizione marinara alle spalle, attualmente la sua flotta commerciale, una volta al terzo posto nella classifica mondiale, è oggi di appena 5 unità navali. La sua attività marittima ha subito un drastico taglio dopo il 1989 con la rivolta popolare che portò alla fine della dittatura e l’avvento della democrazia. Trattandosi di un popolo, quello romeno, che ha subito una grave crisi economica e sociale post dittatoriale, in molti attratti da allettanti stipendi si sono imbarcati su navi che transitano nelle acque del Corno d’Africa, tristemente note per il fenomeno della pirateria. Ed ecco che dopo la comunità filippina, con oltre 100 marittimi nelle mani dei pirati e ucraina, con una ventina, quella dei marittimi romeni con i suoi 16 marinai ostaggi dei pirati, e tra le più colpite dal fenomeno della pirateria.

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Aggiornamento 10 agosto 2009. Fonte: Corriere della Sera

“Dunque finalmente il mercantile italiano Buccaneer, sequestrato l’11 aprile dai pirati somali è stato liberato assieme al suo equipaggio: 10 connazionali, cinque rumeni e un croato. A Roma il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha sostenuto che non è stato pagato alcun riscatto.

I pirati, raggiunti a bordo, domenica sera, prima di rilasciare nave ed equipaggio, avevano invece raccontato che stavano contando 4 milioni di dollari. Secondo quanto riferito al Corriere da Andrew Mwangura, che da Mombasa, in Kenya, coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers’ Assistance Programme, «è stato pagato un riscatto che va da 4 a 5 milioni di dollari». Ecoterra un altro autorevole gruppo, impegnato a seguire le azioni dei pirati somali, scrive sul suo notiziario che già alcune settimane fa i bucanieri hanno ricevuto 500 mila dollari a patto che non divulgassero alcuna notizie sullo stato delle trattative.

Ecco probabilmente perché il telefono satellitare di bordo è stato spento e sono stati attivati nuovi numeri di cellulare con cui le autorità italiane hanno tenuto i contatti con i rapitori. Festa grande a bordo del Buccaneer – dove l’equipaggio ha finalmente mangiato un pasto decente portato a bordo dagli ufficiali italiani dalla nave militare San Giorgio che per tutto questo tempo è stata di vedetta poco lontano dal rimorchiatore sequestrato – ma festa grande a che a Las Qorey, il villaggio di pescatori dove vivono i pirati, tornati a terra con il loro riscatto.

Conferma un alto funzionario del governo del Puntland, la regione semiautonoma del nord della Somalia. «Senza il pagamento di una forte somma i pirati non sarebbero mai stati convinti a rilasciare nave ed equipaggio. Ha sbagliato il governo italiano a pagare. Così la pirateria non si sconfigge e ogni riscatto pagato inventiva altri pescatori a cambiare mestiere e trasformarsi in banditi del mare. Rende molto di più».

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