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La Romania alla Fiera del libro di Torino

19 maggio 2009

Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino di quest’anno, dal 14 al 18 maggio, la Romania ha partecipato per la prima volta con un suo stand nazionale , dal tema “1989-2009: conferme e esordi nella letteratura romena”.

Lo stand ha ospitato numerose case editrici dalla Romania, incontri con alcuni tra i più tradotti scrittori romeni contemporanei, e traduttori di letteratura romena in italiano. Le manifestazioni dedicate alla Romania hanno incluso presentazioni di libri, workshop e dibattiti che hanno come obiettivo di promuovere in Italia la letteratura e la politica editoriale romene.
Inoltre, nel giorno dell’inaugurazione della Fiera, la casa editrice Zonza di Milano, che ha puntato sulla letteratura romena dedicandole una collana, ha presentato nel proprio stand le edizioni italiane di due romanzi scritti da autori romeni contemporanei: Sono una vecchia comunista! di Dan Lungu e Un anno all’inferno di Liliana Corobca.
Il primo, dal titolo provocatorio, è la descrizione tragicomica del passato dittatoriale romeno, visto con gli occhi di una persona semplice che per 40 anni ha vissuto durante il regime comunista ed è rimasta profondamente segnata dal sistema. “Spero che gli italiani apprezzeranno l’atmosfera del libro”, dice Lungu. “I nostri due Paesi hanno entrambi un passato di dittatura, anche se con regimi politici radicalmente diversi, dunque capiranno di cosa parla la mia vecchia comunista”.
Il libro di Liliana Corobca racconta invece la vita di una schiava del sesso, non in un Paese occidentale, come ci si potrebbe aspettare, ma in uno dei Balcani. “E’ una realtà tragica, specifica dei Paesi dell’ex Unione Sovietica”, racconta l’autrice nata nella Repubblica Moldova ma formatasi in Romania, dove vive attualmente. “Magari gli italiani capiranno più cose dei romeni e dei moldavi dopo aver letto il libro. E’ molto importante, soprattutto in un momento così delicato per i rapporti tra questi popoli”. (Matei Marinescu, Metropoli/La Repubblica)

Nel 2012,  il Paese ospite d’onore a Torino sarà proprio la Romania.

Dopo Israele nel 2008, quest’anno è stato l’Egitto il Paese ospite, in concomitanza con la mostra archeologica dei Tesori sommersi alla Reggia della Venaria Reale e la mostra a Palazzo Bricherasio dedicata ad Akhenaton, faraone del Sole.

Dal 2010, la Fiera tornerà al suo vecchio nome di Salone del libro.

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Qui di seguito, un’intervista rilasciata al sito web di FIRI da Raluca Lazarovici, studiosa di letteratura, presidente dell’Associazione culturale MigraMente di Padova, pochi giorni dopo il suo ritorno dalla Fiera.

Quali sono state le principali novità, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, dello stand dedicato alla Romania alla Fiera di Torino di quest’anno?

Questa è la prima edizione alla quale la Romania è stata presente con uno stand tutto suo, per merito del Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia che si è prodigato a organizzare una serie di eventi – due al giorno, per l’intera durata della Fiera – tra tavole rotonde, workshops, presentazioni di autori romeni. Lo stesso direttore della Fiera, in un breve intervento presso lo stand romeno, ha preannunciato che la Romania sarebbe tra i paesi favoriti per essere nel 2011 il “Paese ospite” della Fiera, così come quest’anno è stato l’Egitto.

Nel frattempo è arrivato la notizia ufficiale: La Romania sarà Paese ospite tra tre anni, nel 2012.

Ad ogni modo, la novità assoluta della presenza romena consiste nella presentazione di una serie di scrittori romeni, la maggior parte giovani, da poco pubblicati in Italia, come Dan Lungu, Liliana Corobca e Petru Cimpoesu, accanto ad altri sotto contratto con varie case editrici, come Lucian Dan Teodorovici, Anamaria Sandu, Florin Lăzărescu, Doina Ruşti, Ioana Nicolaie, Florian Filip, quasi tutti presenti alla Fiera.

Hanno suscitato l’interesse degli accademici presenti e del pubblico soprattutto le conferenze dedicate alla presentazione dei volumi Il diluvio, il drago e il labirinto. Studi di magia e mitologia europea comparata del prof. Andrei Oişteanu, traduzione curata da Dan Cepraga e Maria Bulei, e dei volumi del filosofo Constantin Noica Saggio sulla filosofia tradizionale rispettivamente Trattato di ontologia, entrambi a cura di Solange Daini.

Inoltre hanno portato i loro lavori e discusso su alcuni temi della letteratura romena i professori delle cattedre di romeno delle Università di Pisa (Bruno Mazzoni), Torino (Marco Cugno) e Padova (Roberto Scagno).

A parte scrittori già noti dell’esilio o figure attuali di spicco come Mircea Cărtărescu, come sta penetrando la letteratura romena contemporanea in Italia? A tuo avviso, come rispondono gli editori italiani all’esigenza di pubblicare gli autori dell’Europa centro-orientale?

Questo è il primo anno che la Fiera più importante del libro dell’Italia gode della presenza di un gruppo consistente di scrittori romeni con un contratto di traduzione o recentemente tradotti.

Le case editrici interessate, Zonza, Castelvecchi e Fazi che hanno affidato il lavoro di  scouting e traduzione a Ileana M. Pop, Livia Claudia Bâzu e Anita Natascia Bernacchia, non hanno risparmiato però l’affermazione secondo cui la loro scelta di pubblicare autori romeni e di aprire la strada alla letteratura romena ad un pubblico italiano extra accademico sarebbe stata una scelta “un po’ coraggiosa, un po’ incosciente”, soprattutto quella di Zonza con ben 6 autori romeni in un anno. Questo commento ha lasciato intravedere in parte la coscienza del pioniere di aver “scoperto una terra ignota”, che potrebbe dare tutto o rovinare, ma anche la forte paura di fronte al possibile disinteresse del pubblico italiano per la cultura e la letteratura di un popolo d’altronde fortemente rappresentato in Italia. Dall’altra parte, a mio avviso, questo atteggiamento diffidente rispecchia la scarsa conoscenza generale delle letterature d’”oltre cortina” e forse avverte la presenza di dubbi infondati riguardanti i valori delle culture in questione.

Credo che, grazie ad un’adeguata campagna di marketing, i volumi dei giovani scrittori romeni potrebbero far cadere non solo i discutibili timori degli editori, aprendo in questo modo l’appetito per la pubblicazione massiccia della letteratura romena, ma anche quelli dei lettori italiani, attraverso la conoscenza della letteratura romena metropolitana odierna, frutto di un Paese come la Romania che produce cultura di qualità.

In questa prospettiva quali sono, secondo te, le direzioni in cui c’è bisogno di maggiore impegno per una buona conoscenza della cultura della Romania, attraverso l’editoria e i libri? Anche perché in Italia c’è, almeno finora, una certa penuria editoriale, sia di classici che di autori contemporanei…

Non c’è decisamente miglior cammino di conoscenza interculturale del tramite fornito dalle attività artistiche. La letteratura, veicolata dalla parola scritta, è per certi versi la regina della arti e della conoscenza tra popoli e gruppi umani. Perciò è auspicabile che le traduzioni e gli eventi letterari siano incentivati, stimolati e resi appetibili al pubblico vasto.

Ma In Italia c’è una scarsa curiosità rispetto a quanto è prodotto all’estero, tranne alcune eccezioni, e che non sia magari di stampo folcloristico, per esempio la legenda di Dracula. Fortemente etnocentrica, la produzione dell’editoria italiana non rischia quasi mai, se non in casi eccezionali, a uscire da ciò che è considerato “autore sicuro”. Non solo, ma persino i giovani autori italiani incontrano delle difficoltà scoraggianti prima di vedere il proprio volume sugli scaffali delle librerie, magari anche a basse tirature. Poi c’è il discorso della distribuzione che vede i due o tre grandi distributori a determinare la diffusione o meno di un libro attraverso i prezzi proibitivi che tengono lontane le piccole case editrici, proprio quelle che spesso osano di più nelle scelte editoriali. Così si spiega perché la Romania, molto più presente nell’editoria di altri Paesi europei, si sia creata solo da quest’anno una nicchia nel mercato letterario italiano, una breccia che si spera di allargare velocemente.

Quanto alle strategie, la Romania e i suoi scrittori accedono al mercato italiano del libro per due vie. La prima è un po’ in mano alla fortuna e alla benevolenza delle piccole case editrici, veri pionieri che vedono protagonisti i pochi scouter editoriali e traduttori che conoscono la letteratura romena e che non demordono di fronte ai tanti ostacoli. La seconda, la via maestra, ma riservata a un gruppo di élite, è quella dell’Accademia. Si traducono testi dei grandi, degli affermati, dei classici romeni, per letture quasi esclusivamente universitarie e in un ritmo piuttosto contenuto.

La soluzione potrebbe venire dalla collaborazione tra questi due filoni che per adesso non hanno una strategia comune. Qualità sì, ma anche quantità, in un progressivo avvicinamento dell’accademia italiana ai giovani scrittori romeni e un massiccio tour de force per la promozione della cultura romena, attraverso eventi culturali ampiamente pubblicizzati anche nel mondo extra accademico.

  1. david ana
    4 novembre 2011 alle 10:56

    Tra gli autori romeni in causa, da prendere in considerazione sono Petru Cimpoesu e Doina Rusti, il resto è silenzio….Gli italiani del mondo non accademico non leggono che giornali che poi buttano via…il loro tempo per lettura non supera un quarto d’ora al giorno, sono troppo comodi e al tempo stesso toppo ossessi dall’ingradire il proprio conto in banca-, di possedere macchina, abiti ed elettrodomestici ultimissima generazione (status-symbol)…. leggere un libro anche se incentrato sul sesso, schiavitù, dittatura, delitti d’ogni sorta è tempo perso…Se uno gli domanda per caso chi fosse Mazzantini o Ammaniti, fanno finta di nulla e continuano a chiacchierare sullla squadra di calcio preferita e sul sedere di Belen Rodriguez

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