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AAA Associazioni vendonsi…

17 ottobre 2008

Fabio Maria Galiani  – Horia Corneliu Cicortas

AAA Associazioni vendonsi…

In un sistema compiutamente democratico l’associazionismo gioca un ruolo centrale. Ciò non solo per quanto riguarda le attività sociali e culturali. Quanto piuttosto quale controllore della corretta gestione della res publica, del rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo, dell’onestà e della rettitudine dei pubblici amministratori.

L’associazionismo per i romeni, purtroppo, è ancora lontano anche dal solo prefiggersi questi scopi. Ma anche l’attività sociale e culturale da essi svolta, talvolta, sembra scaturire più dalla voglia di accedere a risorse finanziarie che non nell’ambito di un progetto a medio lungo termine con obiettivi chiari predeterminati e soprattutto apolitici. Ciò che invece caratterizza oggi detto associazionismo è il fine politico che molte associazioni si prefiggono. Pronte a vendersi alle istituzioni ed ai partiti politici per un tozzo di pane, un sacco di patate o una carica, una poltrona o anche una sediolina da spiaggia. Così che gli iscritti che l’associazione dovrebbe tutelare, diventano merce di scambio.

Tale situazione non è solo riprovevole in sé perché denota una politica amorale e non democratica che piuttosto di riconoscere il ruolo dell’associazionismo lo soffoca con i suoi tentacoli tentando di tirarla verso questo o quel partito. Ma crea un danno, anche indirettamente, ancora maggiore. La pratica dell’associazionismo in vendita al miglior offerente lede, ovviamente, la credibilità e l’incisività delle associazioni presso le istituzioni ed i media. Così che gli interessi di una comunità che dovrebbero essere tutelati dall’associazionismo vengono abbandonati e traditi. Conseguentemente le istituzioni ed i media si sentono liberi di calpestarli, non temendo assolutamente la reazione di alcuno dei soggetti portatori di tali interessi. Dunque nascono i provvedimenti del tipo decreto c.d. anti-romeni; le iniziative mediatiche contro i Romeni; le campagne elettorali italiane basate sulla caccia al romeno. In quanto manca un organismo unitario slegato totalmente dai partiti e dagli interessi economici che abbia l’autorevolezza di porsi quale tutore dei diritti e degli interessi di una comunità, senza poter essere attaccato nella sua indipendenza dalle istituzioni e nella equidistanza dai partiti politici.

Molte associazioni non hanno debellato questo virus, perché non vogliono o non possono farlo. Ci sono però moltissime associazioni, piccole, medie o grandi, che vogliono fare Associazionismo puro, vero, costruttivo e trasparente. Ma le loro buone intenzioni sono occluse da quelle poche pseudo-associazioni che legando l’associazionismo alla politica, ottengono in cambio una sorta di riconoscimento di rappresentatività, con patrocini, finanziamenti e partecipazioni istituzionali ai propri eventi, che ad altre associazioni sono negati.

Questo è il buio che circonda l’associazionismo per i romeni. Ma in tale oscurità si intravede un consistente spiraglio di luce: F.A.R.I., nata spontaneamente su sollecitazioni di un idealista indipendente, è svincolata da qualsiasi appoggio o fine politico ed è l’occasione per la rinascita dell’associazionismo unito contro coloro che l’associazionismo hanno messo in vendita al miglior offerente (attenzione, neanche in cambio di un maggiore impegno politico nella tutela degli interessi che dette associazioni dovrebbero salvaguardare, bensì in cambio di vantaggi personali). Il primo obiettivo che la FARI si è dato è infatti quello di elevare l’associazionismo, renderlo finalmente professionale, tenerlo indipendente dai partiti e dalla politica, con la quale pur si deve dialogare, ma mai sottomettersi. FARI deve unire tutte quelle associazioni fatte di gente onesta, ciascuna con le proprie idee politiche, ma che non usano l’associazionismo per la propria carriera politica.

L’ultimo sfruttamento delle associazioni si è avuto proprio in questi giorni. Il metodo è semplice, non richiede grandi cervelli. Si entra in un’iniziativa costruttiva e trasparente. Poi, per far apparire divisi i partecipanti a detta iniziativa e dunque farla fallire, si sferrano attacchi contro l’iniziativa, la persona, con futili pretesti, quali la contestazione di legittime elezioni, la nazionalità di chi si impegna per un associazionismo pulito, ecc. Poi sul falso presupposto del fallimento dell’iniziativa, o di presunti interessi personali dietro di essa, si chiamano a raccolta le associazioni in pseudo congressi dei romeni, con la scusa di unire le associazioni e la comunità romena, che poi invece si ritrova, ancora una volta, in vendita all’ennesima tribuna elettorale! Dati in pasto ai politici, che invece le associazioni si dovrebbero mangiare per la continua strumentalizzazione politica dell’associazionismo.

Le polemiche di questi giorni, dopo il successo dell’associazionismo a Madrid, non erano altro che il rigurgito di chi non riesce a digerire un associazionismo indipendente, che quindi non può piegare a fini politici.

Ci auguriamo che Fari si liberi dei tentacoli della politica sull’associazionismo. Dimostrando che da oggi in poi i politici che mettono le mani sulle associazioni, non tornano con le mani piene, ma con le mani bruciate.

Non è, del resto, casuale che la strumentalizzazione tentata da alcuni venditori ambulanti di associazioni si sia verificata subito dopo il successo di Madrid. Successo, si. Anche se non sfugge a nessuno il fine politico che ruotava intorno al Forum Europa 2008.

Ma l’ingombrante presenza del Presidente della Repubblica all’assemblea mondiale delle associazioni per i Romeni e la numerosa presenza dei politici, non è stata sufficiente a zittire le Associazioni. Queste infatti si sono rifiutate di essere rappresentate da una struttura centralizzata con tutti i poteri in mano ai pochi organizzatori. Hanno chiesto ed ottenuto la creazione di un Comitato che proponga ad un’assemblea apolitica le modifiche allo Statuto Fadere, secondo principi di decentramento delle funzioni, trasparenza, democrazia, indipendenza dalla politica e dai partiti e partecipazione paritaria delle associazioni.

Dunque il ranocchio politico trovato a Madrid, baciato dal principe (l’associazionismo) è diventato la bella principessa: una struttura trasparente ed apolitica.

Madrid è stato il primo esempio di ribellione dell’associazionismo all’interferenza politica ed istituzionale.

Eppure, i media, le istituzioni ed i politici hanno esaltato il lato politico elettorale di Madrid. Non hanno percepito o voluto percepire o far sapere quanto di buono, nonostante tutto, è accaduto a Madrid nel mondo dell’associazionismo mondiale per i Romeni.

Sarà proprio per la scarsa credibilità dell’associazionismo corrotto o forse per il maggiore clamore mediatico della polemica politica, ma i media non hanno ottemperato appieno al dovere di informazione nei confronti dei cittadini in merito ad un evento sociale rilevante per una moderna democrazia europea: la riscossa dell’associazionismo indipendente e trasparente.

Da quanto detto ci sentiamo in dovere di lanciare qualche appello.

Ai politici ed alle istituzioni: via i tentacoli dalle associazioni.

Alle associazioni: ribellatevi ai tentacoli dei partiti e delle istituzioni.

Ai media: riconoscete all’associazionismo l’importante ruolo che riveste in una società moderna ed informate i cittadini del suo sviluppo. Perché le lotte dell’associazionismo possono essere vanificate solo dal silenzio e dalla censura. Contribuite anche voi media, mediante un’informazione precisa e puntuale, alla crescita democratica della società.

Per concludere: tra la via più facile e la via più giusta bisogna perseguire la via più giusta, soprattutto in tema di enti no profit. Anzi, bisogna lottare per la meritocrazia. La maggiore visibilità va conquistata sul campo in base all’apporto (non politico) che un’associazione da nel suo campo di azione. Analogamente, la rappresentatività va guadagnata sul campo, non in virtù di politici o partitici o istituzionali proclami. Si è vincenti quando si è indipendenti. Un’associazione visibile in virtù di appoggi politici, è perdente a prescindere dalle contaminazioni; anzi, lo è proprio in virtù delle contaminazioni esterne.

A sua volta, il mondo politico in senso stretto (istituzioni e partiti) deve essere scisso dall’associazionismo il quale non può determinare la propria azione ed il proprio giudizio in base ad un pensiero politico o ad una dottrina politica o ancora ad una corrente politica. Il mondo politico in senso stretto cerca il consenso. Il mondo associativo deve cercare il giusto, l’equo, il democratico, la tutela di diritti fondamentali. I fini sono diversi, dunque i soggetti non possono confondersi, onde evitare che i fini perseguiti dagli uni siano sacrificati, umiliati, al cospetto dei fini degli altri.

Entrambi legittimi. Ma con diversi ruoli.

Roma, 16 ottobre 2008

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