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È nata F.A.R.I. (Federazione delle associazioni dei romeni in Italia)

30 settembre 2008

A Roma è nata domenica scorsa, 28 settembre, la Federazione delle associazioni dei romeni in Italia (FARI).

Riproduciamo qui il comunicato stampa che ci è stato inviato dal portavoce della neonata federazione, e il testo  inedito dell’intervista all’avvocato Fabio Maria Galiani, promotore del progetto FARI.

COMUNICATO STAMPA

“In data di 28/09/2008 a Roma si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato 16 Associazioni dei Romeni in Italia, con lo scopo di organizzare la nuova struttura che vuole riunire la maggioranza delle Associazioni di romeni presenti nel territorio italiano, organizzazione denominata F.A.R.I. (Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia). Inoltre è stata approvata la struttura della nuova Federazione e sono stati conferiti i seguenti incarichi provvisori: Dumitru Dragos Eugen, Novara – Coordinatore Nazionale; Alina Harja, Roma – Portavoce;  Nicolae Alexandru Die, Padova – Presidente del Consiglio Federale; Ovidiu Gal, Roma – Presidente Comitato Esecutivo; Iulian Manta, Roma – Responsabile Nazionale Relazioni con le Associazioni;  Vasile Mutu, Palermo – Responsabile Nazionale Osservatorio legislazione Immigrazione; Elena Lechea, Roma – Responsabile Nazionale Relazioni con le Istituzioni; Valerica Tarca, Roma – Responsabile Nazionale Progetti e Finanziamenti; Octavian Neamu, Roma – Responsabile Nazionale Monitoraggio Processi Penali ed Immigrazione; Laura Vasii, Roma – Coord. Regionale per la Formazione delle Associazioni Regione Lazio; Tereza Timpu Ababei, Pescara – Coordinatore Regionale per le Relazioni con le Associazioni Regione Abruzzo; Silviu Ciubotaru, Roma – Coordinatore Regionale per le Relazioni con le Associazioni Regione Lazio; Radu Algasovshi, Alina Dumitru, Roberto Pescio : Coord. Regionali Regione Piemonte.

Le nomine sopra elencate hanno una durata provvisoria di massimo 6 mesi, quando saranno confermate o cambiate attraverso il voto nella prossima Assemblea F.A.R.I. Nell’elezione delle cariche sono state prese in considerazione le competenze specifiche delle presone, nonché la rappresentatività al livello geografico.

L’Avvocato Fabio Maria Galiani, promotore della Federazione, ha rifiutato ogni incarico propostogli nella Federazione, assicurando comunque il suo supporto a tale progetto.

Lo scopo della Federazione è quello di essere un organismo unitario che possa rappresentare l’Associazionismo Romeno in Italia ma anche di unire le Associazioni Romene presenti sul territorio italiano in un’unica voce che possa essere un partner di dialogo credibile nei rapporti con le Istituzioni Italiane e Romene ed i media.

La Federazione è stata costituita nel rispetto dei principi di trasparenza, democraticità, partecipazione paritaria di tutte le Associazioni. A tal proposito è stata data la possibilità di partecipare all’Assemblea anche in videoconferenza a tutte le Associazioni, ai Media ed alle Istituzioni.

La Federazione si prefigge di promuovere un intervento costante ed efficiente di tutte le Associazioni dei Romeni a livello nazionale e locale a tutela dei diritti ed interessi della Comunità Romena in Italia.

Fondatasi in un’ottica apartitica ed apolitica la Federazione non rinuncerà a far sentire la propria voce anche nei confronti delle Istituzioni pubbliche e private Romene, Italiane, Europee, ed internazionali.

***

A colloquio con l’avvocato Galiani, sul FARI e sull’associazionismo romeno in Italia

Le Associazioni

Horia Corneliu Cicortas, pres. FIRI: Caro Avvocato, potrebbe dirci brevemente qual è il suo impegno nel settore dell’immigrazione e come mai ha preso a cuore la “causa” romena? Ha un qualche debole per la Romania, o è più in generale una questione di battaglia per i più deboli e per chi, come in questo caso, pur essendo molti, non hanno (ancora) voce in capitolo?

Fabio Maria Galiani: Mi occupo di immigrazione dal 1997, quando ho fondato lo Studio Legale Transnazionale Galiani, avente ad oggetto anche il diritto penale e penale internazionale. Da allora ho affrontato prima i problemi degli immigrati polacchi che lavavano i vetri, quando il vocabolo polacco in Italia era usato in senso denigratorio. Poi mi sono occupato della riduzione in schiavitù per fini sessuali delle ragazze africane, recandomi in Nigeria dove ho avuto incontri a livello istituzionale e religioso ed ho manifestato a Lagos contro la detenzione delle ragazze rimpatriate, in violazione della Costituzione Nigeriana. Successivamente ho preso a cuore la causa dei musulmani, dopo l’attentato alle torri gemelle, quando sono stati sospesi diritti fondamentali dell’individuo in nome della lotta al terrorismo. E così via. Venendo ad oggi, il mio impegno particolare per i Romeni si è intensificato negli ultimi due anni. Certo, dopo dieci anni di lotte per la tutela dei diritti fondamentali degli extracomunitari, non mi sarei mai immaginato di dover lottare poi per cittadini Comunitari, status che in precedenza ha sempre garantito un certo comfort agli stranieri in Italia e nell’UE in generale. Mia moglie non è Romena, è africana, e se mi occupo di Romeni è perché sono oggi la Comunità maggiormente denigrata e maltrattata.

Ma sono già pronto a lottare nei prossimi anni per i diritti dei cittadini turchi, quando entrerà finalmente nell’UE la Turchia, Paese dove peraltro mi sono recato numerose volte negli ultimi dieci anni in difesa dei diritti umani.

E’ nella difesa dei deboli che si esaltano i più alti principi.

Da quanto tempo segue il movimento delle associazioni romene e che opinione se n’è fatta? In particolare, alcuni ritengono l’esperienza federativa della Liga (Liga românilor din Italia, Lega dei romeni d’Italia) piuttosto fallimentare, nonostante il valore di molte delle persone o delle associazioni che la compongono. A suo avviso, quali sono stati gli errori principali di quel progetto federativo e che probabilità ha, invece, la FARI, di riuscire là dove la Liga non era riuscita?

Seguo l’Associazionismo Romeno da circa due anni. Mi ci sono dedicato perché ho notato un’insufficiente incisività dell’Associazionismo nell’interloquire con le Istituzioni ed i mass-media. Questo ha contribuito ad esporre la Comunità Romena agli attacchi che tutti conosciamo. Con un Associazionismo influente il Governo italiano forse non avrebbe osato con quel vergognoso decreto né la campagna elettorale in Italia si sarebbe svolta in nome della caccia al Romeno.

Ho avvertito la necessità della Comunità Romena di avere un organismo rappresentativo delle Associazioni in Italia, prendendo atto che la Liga non è riuscita ad ottenere sufficiente consenso né autorevolezza di fronte ai media ed alle Istituzioni. Senza voler giudicare nessuno, credo che la Liga abbia peccato di presunzione, ritenendo che fosse sufficiente essere riconosciuta de facto l’interlocutore principale da alcuni settori delle Istituzioni Romene, tralasciando il coinvolgimento della base, di quella che deve essere la linfa vitale di una federazione di associazioni. La rappresentanza della Liga è dunque stata più virtuale che reale, date le pochissime Associazioni iscritte. FARI invece è partita proprio da questo: è un movimento spontaneo nato su iniziativa delle Associazioni, con una struttura molto aperta, paritaria, democratica e trasparente. Ma il segreto del successo di FARI è e sarà dovuto anche ad un organigramma che è ideato per garantire professionalità. La differenza principale, a livello strutturale, è che la Liga si poneva più come un’associazione in concorrenza con le altre associazioni, secondo una visione centralistica delle funzioni. FARI ha una struttura federale con funzioni delegate anche a livello regionale e più che competere con le Associazioni, fornisce loro un supporto trasparente, autorevole e professionale nella progettazione, nella formazione, nei rapporti con le Istituzioni e con i media, e così via, secondo la divisione in Dipartimenti nazionali e regionali che si è data.

La tipologia delle associazioni dei romeni d’Italia è molto ampia: ci sono quelle che lavorano nel sociale (soccorso mutuale, assistenza sociale, sindacale, sanitaria ecc.), ci sono poi quelle che danno un cappello culturale a delle attività di tipo imprenditoriale o commerciale, ci sono quelle che nascono dalla semplice nostalgia della propria terra di origine (caso molto diffuso, del resto, nella diaspora romena extraeuropea), guidate dunque dal desiderio di conservare una certa identità romena attraverso la promozione di feste musicali, spettacoli, prodotti culinari o viticoli nazionali, e ci sono infine alcune associazioni di tipo politico, sia nel senso tecnico della parola, sia nel senso più ampio dell’espressione. Secondo Lei, quali associazioni hanno più probabilità di uscire dal loro semi-anonimato e pesare, invece, in maniera significativa nella società italiana, sia pure a livello locale?

A mio avviso tutti i tipi di Associazioni sono essenziali in una società veramente democratica. Il successo è nell’organizzazione, nell’approccio professionale, nella democraticità e soprattutto nella trasparenza. Le scorciatoie poco chiare danno benefici momentanei, che non danno soddisfazione, ma che poi decretano la fine di un’associazione agli occhi dei propri iscritti, delle Istituzioni e dei media.

Che consiglio comune darebbe alle associazioni dei romeni d’Italia?

Il mio modesto suggerimento è di volare alto, non sentirsi inferiori a nessuno, di pretendere lo stesso trattamento riservato ad altre associazioni, di non avere paura del potere costituito, di non sottomettersi alle Istituzioni ma di controllarle, di denunciare le irregolarità che trovano sulla loro strada e di marciare unite nella stessa direzione. FARI rappresenta in questo un’opportunità mai conosciuta prima nel mondo dell’associazionismo romeno in Italia, e forse neanche altrove.

La politica

Quest’anno, le elezioni per il rinnovo del parlamento di Bucarest prevedono alcuni seggi per i collegi elettorali dell’estero. In particolare, la competizione tra i candidati dei principali partiti e i candidati indipendenti della diaspora romena si preannuncia interessante proprio in Italia e in Spagna, dove vivono almeno un milione e mezzo, se non due, di cittadini romeni. Pensa che queste nuove figure che siederanno nel parlamento di Bucarest saranno importanti per le sorti della comunità romena, oppure, al contrario, potrebbero contare di più quei romeni che decideranno di militare nei partiti italiani? Forse, a questo punto, sarebbe utile dare uno sguardo all’esperienza degli italiani all’estero, e alle vicissitudini simili che hanno affrontato sia in Europa, no? Penso, ad esempio, al Belgio, dove nell’immediato dopoguerra gli italiani sono andati a lavorare nelle miniere, ma anche all’America Latina, visto che da pochi anni gli “italianos” hanno i loro rappresentanti eletti nel parlamento italiano…

Le sorti della Comunità Romena in Italia ed all’estero in generale dipendono dalla saggezza sia di chi siede nel Parlamento Romeno che di chi siede nei Parlamenti dei Paesi dove la Comunità Romena è presente. In realtà quei pochi eletti all’estero hanno avuto particolare rilievo solo perché nella scorsa legislatura la maggioranza parlamentare in Italia era davvero risicata. Non mi risultano però particolari battaglie fatte nel Parlamento italiano dagli eletti all’estero nell’interesse della comunità italiana presente negli altri Paesi. Spero che nel Parlamento Romeno sarà diverso.

In Italia ci sono due partiti dei romeni: il PIR e il PER. Il PIR ha una certa esperienza, ormai, dopo due anni di attività e qualche risultato ottenuto soprattutto nel Lazio, mentre il PER è più recente e meno noto. Noi, romeni, abbiamo una certa “allergia” alla politica, per via della nostra infausta esperienza di cinquant’anni di dittatura, seguiti da vent’anni di democrazia con le sue luci ed ombre, e soprattutto con una corruzione che ancora è lungi dall’essere estirpata. Ma non ci manca la passione politica, vista la nostra indole latino-balcanica. Allora, a Suo avviso, come potrebbero il PIR o il PER conquistare l’elettorato romeno d’Italia e contare sulla scena politica italiana?

L’allergia alla politica è presente anche in Italia, dove veniamo da venti anni di dittatura e cinquanta di pseudo-democrazia. Non mi permetto di dare suggerimenti al PIR ed al PER che sicuramente sanno cosa fare molto meglio di me. L’auspicio è che candidati romeni vengano votati anche da elettori italiani. Ma questo credo sia chiaro ai due partiti.

Vorrei tornare al progetto FARI e alle aspirazioni federative della comunità attiva nell’associazionismo. Alcuni di noi ci siamo resi conto che è arrivato il momento, per noi romeni, di fare un salto di qualità e cercare di costituirci anche in una comunità giuridica. Questo, per poter agire in tutti quei casi – magari non di competenza consolare – in cui c’è un senso diffuso di frustrazione e di impotenza davanti alle strumentalizzazioni mediatiche o politiche cui, da un po’ di tempo, siamo sottoposti. Ma quali potrebbero essere gli strumenti giuridici migliori per tutelarsi come comunità (o, insomma, come individuo che appartiene ad una comunità o ad una etnia stigmatizzata) ma anche per essere più efficaci rispetto, poniamo, ad una semplice e-mail di protesta inviata alla redazione di un giornale o di un programma televisivo?

Credo che l’obiettivo principale di FARI dovrebbe essere quello di ottenere autorevolezza e rilevanza perché la sua voce sia presa in considerazione dalle Istituzioni e dai media quale organismo unitario veramente rappresentativo della Comunità Romena in Italia. E’ quello che fino ad oggi mancava ed in questo senso FARI ha posto certamente delle ottime premesse. Sotto altro profilo, ci sono strumenti giuridici quale l’azione per l’inibitoria o il risarcimento del danno in caso di atti discriminatori. Ma il punto focale è la prevenzione, la lotta alla discriminazione, non solo dei cittadini e dei media ma, prima ancora, dei politici, dei governanti e soprattutto dei Giudici e delle forze dell’ordine. Su quest’ultimo punto FARI sta preparando un progetto specifico e dettagliato.

La stampa e la cultura di un Paese

La cultura di una nazione è veicolata, oggi, non solo tramite i canali “tradizionali” (mostre, concerti, presentazioni di autori tradotti ecc.), ma anche attraverso il turismo. Torniamo così al problema di fondo, a mio avviso, che è l’assenza di un “marchio” made in Romania, di una romenità specifica da promuovere e “vendere” all’estero. Come vede Lei questo problema e quali, a Suo avviso, le direzioni migliori sulle quali muoversi, per uscire dall’impasse e dagli stereotipi su Dracula, Ceausescu, i bambini delle fogne di Bucarest, i rom e via dicendo?

Per quanto riguarda gli stereotipi, anche noi italiani ne sappiamo qualcosa: pizza, mafia, spaghetti. L’intercultura, la convivenza in comune tra cittadini di diversa cultura, è la chiave di volta per far conoscere veramente i Romeni chi sono.

Sarebbe utile anche intensificare le relazioni culturali tra la Romania e gli altri Paesi europei, penso ad esempio allo scambio di studenti, a vacanze studio, vacanze lavoro, ai contatti tra le università, gemellaggi tra teatri, ecc. Non si può puntare tutto sui rapporti economici: i soldi non portano cultura, anzi la sviliscono. Ma bisogna anche sapersi far conoscere. Per concludere con una battuta, Le dico che mi innervosisco molto quando ricevo e mail destinate ad Associazioni di Romeni in Italia in lingua Romena. Lo fanno anche le Istituzioni Romene. Io mi arrabbio, ma non per me, per i miei amici Romeni: in questo modo si ghettizzano da soli…

Le do ragione.  Infatti, il pericolo dell’autoisolamento – che parte, in fondo, da un difetto di comunicazione – l’ho avvertito anch’io da subito, ed è per questo che la buona conoscenza della lingua italiana è un requisito fondamentale per chi vuole operare nel FIRI – o insieme al FIRI – in Italia.

Grazie e buon lavoro!

  1. FIRI
    8 ottobre 2008 alle 11:07

    Con la presente la invito a rettificare ed a scusarsi per quanto sopra affermato entro sette giorni da oggi. In mancanza ci si riserva di agire giudizialmente in sede civile e penale.
    Horia Corneliu Cicortas – presidente FIRI

  2. MIRELA VASILKE
    25 agosto 2011 alle 14:30

    BUNA ZIUA! MA NUMESC MIRELA SUNT DIN CALARASI JUD CALARASI,AM 49 DE ANI, LUCREZ CA BADANTA DE 5 ANI IN SICILIA, AUGUSTA LA 45 KM DE CATANIA.SI DORESC SA AJUT SI EU ROMANII DE AICI SI DE PRETUTINDENI DACA POT?! SUNT FORTE MULTI ROMANI SI MAI ALES ROMANCE AICI CARE AU SALARII MICI,NU SUNT ANGAJATE SI NICI LIBERE PREA MULTE. SUNT FOARTE BUCUROASA CA ACUM AM ACCES LA INTERNET SI, SI MAI BUCUROASA CA EXISTATI SI CA V AM GASIT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! DE CATE ORI NU M AM GANDIT CA AVEM NEVOIE SA FIM UNITI CA SA NE PUTEM CERE DREPTURILE DAR SA SI PUNEM UN PIC DE ORDINE,CAT SE POTE SI DACA SE POATE,PRINTRE ACEI ROMANI CARE FAC PROSTII IN LOC SA MUNCEASCA CINSTIT!
    NR MEU DE TEL E 3281425246 ASTEPT UN RASPUNS ALL PIU PRESTO POSIBILE!!!!!!!!

  3. MIRELA VASILE
    25 agosto 2011 alle 15:05

    BUNA ZIUA DRAGI MEI ROMANI!SUNT BUCUROASA CA EXISTATI SI CA V AM GASIT! MAI BINE MAI TARZIU DECAT NICIODATA! CUM SUNT O PERSOANA CARE CREDE IN FORTA UNIUNII VREAU SA UNESC SI EU ROMANI DE AICI DIN AUGUSTA LA 45 DE KM DE CATANIA, CARE AU NEVOIE DE AJUTORUL VOSTRU! ASTEPT UN SEMN DE VIATA DE LE VOI! TEL MEU 3281425246 MIRELA

  4. PAMELA
    28 gennaio 2012 alle 14:23

    buongiorno, come si fa ad inscriesrsi a questa asociazione? F.A.R.I ? anche io sono una romena ma scrivo in italiano perche tutto il vostro discorso e in italiano :), aspeto le vostre risposte. Grazie Pamela.

  5. PAMELA
    28 gennaio 2012 alle 14:25

    – ci sono tante cose da dire e da fare per noi ,, romeni ,, che ci troviamo qui in Italia … grazie ancora .

  6. ELA
    16 febbraio 2012 alle 11:17

    povera italia !!!
    ITALIANI SOSTENIAMO i lavoratori romeni in un percorso di “migrazione di ritorno” che, anche attraverso la valorizzazione dell’esperienza fatta in Italia e delle competenze acquisite, possa contribuire alla riqualificazione del mercato del lavoro romeno, nonché allo sviluppo dell’economia romena in generale.

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