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Monica Lovinescu, ovvero il potere dei senza potere

21 aprile 2008

Monica Lovinescu – in memoriam

Diana Milos, FIRI

Monica Lovinescu è venuta a mancare ieri, 20 aprile, all’età di 84 anni (era nata il 19 novembre 1923), a Val d’Oise, nei pressi di Parigi.

Monica Lovinescu, figlia del critico Eugen Lovinescu (1881-1943) è stata un’illustre giornalista, critico letterario e autrice di programmi radiofonici.

In seguito all’instaurazione del comunismo in Romania, si rifugia in Francia nel settembre del 1947, dove chiede asilo politico all’inizio del 1948.

Pubblica studi sulla letteratura romena e articoli critici sull’ideologia comunista in riviste come: “East Europe”, “Kontinent”, “Preuves”, “L’Alternative”, “Les Cahiers de l’Est”, “Temoignages”, “La France Catholique”.

Ha collaborato con riviste dell’esilio romeno e ha tradotto libri firmati Monique Saint-Come e Claude Pascal.

Fra 1951 e 1974 diventa collaboratrice alla Radiodiffusione Francese e nella redazione centrale delle trasmissioni per l’Europa dell’Est. Dal 1960 collabora con la sezione romena di Radio Europa Libera (Free Europe), Monaco di Baviera, dove diventerà celebre per le sue trasmissioni settimanali “L’attualità romena” e “Tesi e Antitesi a Parigi”.

Per la sua prolifica attività di giornalista e critico letterario, Monica Lovinescu è stata premiata col Diploma d’Onore nel 1987 dall’American-Romanian Academy of Arts and Sciences.

Dopo il 1990, la casa editrice Humanitas comincia a pubblicare in Romania i suoi libri, diari, studi e testi letti nelle trasmissioni radiofoniche, rendendoli così noti alle giovani generazioni di oggi.

Nel 1993 visita la Romania ma, scontenta del clima post-comunista romeno, ritorna a Parigi.

Nell’ottobre del 2006 Monica Lovinescu è stata premiata dal premier Calin Popescu Tariceanu come “il più attivo romeno della diaspora”, per i suoi 50 anni di arricchimento del patrimonio culturale romeno e la promozione dell’identità romena nel mondo.

Monica Lovinescu è ricordata come voce di conforto, libertà e speranza per un popolo affranto dalla dittatura comunista e dall’isolamento culturale; un ponte ideale fra l’Occidente libero e la tetra madrepatria. La sua voce ha aggirato la cortina di ferro del regime comunista, sconfitto da due cose: dalla libertà umana interiore e dalla libertà fisica delle onde corte sonore, tenue ombelico attraverso il quale i romeni mantenevano il contatto con un Occidente ancora troppo lontano.

Sever Voinescu, un ascoltatore delle trasmissioni di Monica Lovinescu, la ricorda così sul suo blog di oggi (http://voinescu.blog.cotidianul.ro): “Monica rappresenta il migliore esempio – fra quanti conosco nello spazio culturale romeno – di quel che il dissidente anticomunista Havel chiamava, in un suo articolo sui movimenti dell’Est Europa, il potere dei “senza potere”. La forza di Monica Lovinescu è stata immensa! Parlando al microfono, Monica Lovinescu lacerava il comfort psichico dei funzionari del potere rosso. Le insonnie del potere comunista non erano dovute a qualche rimorso per una strage commessa o a qualche incubo per la colpevolezza accumulata, ma per il fatto che da qualche parte, nell’aria, la voce di Monica Lovinescu si udiva. Il suo potere non era dovuto a chissà quale autorità che la sostenesse, il suo ruolo era conquistato in modo semplice, senza premeditate strategie. Era il potere di colui che testimonia la verità contro la menzogna; perché Monica faceva una sola cosa: diceva la verità. Mi manca la sua voce accompagnata dal secco fischietto delle onde corte perché mi manca un riferimento nel quale credere in modo naturale e senza dubbio, così come credevo in lei. Non c’è stato un solo momento prima di 1990, in cui la mia fiducia e la mia ammirazione per Monica Lovinescu oscillassero. Monica Lovinescu non mi ha mai deluso e so quanto questo sia importante in un tempo in cui le possibilità di trovare una figura intellettuale pubblica che non ti deluda per decenni sono quasi nulle”.

Un mese fa, Monica Lovinescu ha donato allo Stato romeno la sua casa di Parigi. (Il marito Virgil Ierunca, anch’egli intellettuale di spicco dell’emigrazione romena in Francia, è morto nel 2006). L’edificio sarà utilizzato esclusivamente per fini culturali no-profit.

Che la sua luce meteorica trafigga le altre stelle !

Dio con Lei !

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