“Il nimbo di rugiada”, per ricordare il poeta Grigore Vieru

4 Novembre 2009

Roma, mercoledì 4 novembre, ore 18, 30, Sala Conferenze dell’Accademia di Romania:
Presentazione del volume di Grigore Vieru  Il nimbo di rugiada, Ed. Ana Manole, Chisinau-Roma, 2009.

Il libro “Il Nimbo di Rugiada” è una raccolta di poesie di Grigore Vieru tradotta in italiano da Valentina Corcodel, Tatiana Ciobanu e Claudia Lupaşcu, curata da Francesco Baldassi, apprezzato poeta italiano.

Il libro è stato pubblicato nel 2009 in Repubblica Moldova dall’editore Ana Manole.

Grigore Vieru (1935-2009) è uno degli esponenti più importanti della letteratura romena in Repubblica Moldova (Bessarabia). Autore di poesia, narrativa, canzoni, aforismi, Grigore Vieru rimane nella memoria di tutti come uno dei più fervidi lottatori per il recupero della spiritualità romena in Bessarabia. Ma per Vieru, come per altri cittadini dell’ex repubblica sovietica Moldova, non è stato facile mettere piede in Romania. A questo proposito, Grigore Vieru scriverà: “C’è chi desidera volare nello spazio. Ebbene, io per tutta la mia vita ho sempre desiderato attraversare il fiume Prut [il fiume che attualmente forma buona parte del confine fra la Romania e la Repubblica ex-sovietica, n. red]. Ci sono riuscito solo in età avanzata – all’inizio degli anni ‘70. Penso che quello sia stato il giorno più felice della mia vita.”

L’idea dei curatori di tradurre in italiano Grigore Vieru è nata nel gennaio 2009, dopo la tragica scomparsa  del poeta in un incidente stradale.

La lirica di Vieru è stata pubblicata in Romania, in tutte le ex repubbliche sovietiche e in diversi paesi europei. L’ultimo libro “Il mistero che mi sorveglia” è stato pubblicato nella Moldavia Romena, a Iaşi. Nel 1992 è stato proposto per il Premio Nobel. Oltre ai numerosi premi, nell’aprile 2007 ha ricevuto a Ginevra dal World Intellectual Property Organisation una medaglia d’oro per la sua intera attività letteraria.


Perugia: lo scrittore Adrian Chivu vince il premio letterario Insula Europea

24 Ottobre 2009

Perugia, venerdì 30 ottobre, ore 17, 00, Salone d’onore di Palazzo Donnini.

Il Premio letterario “Insula europea”  (www.insulaeuropea.eu), rivolto a cittadini under 35 dell’Unione europea,  autori di opere narrative inedite in Italia, è stato vinto dallo scrittore Adrian Chivu per il suo romanzo Caiet de desen (Quaderno di disegno), pubblicato dall’Editrice Curtea Veche di Bucarest nel 2008.

All’autore olandese Christiaan Weijts per il suo libro Via Cappello 23 (Amsterdam, Uitgeverij De Arbeiderspers, 2008) è andato invece il premio speciale “Biblioteche comunali di Perugia”.

“Il successo dell’iniziativa era già stato annunciato alla vigilia dell’inizio di Ottobre Piovono Libri. “Insula Europea“, il nuovo concorso letterario istituito sulle tracce del suo più antico fratello “Insula Romana” [dedicato alla narrativa in italiano, n. FIRI], ha avuto sin dall’inizio una risposta entusiastica da parte di giovani scrittori, rigorosamente under 35, da ogni angolo del continente: trentadue gli aspiranti alla vittoria finale. Molti, se si prende in considerazione il fatto che il concorso è appunto alla sua prima edizione. Un successo, quindi inaspettato, che ha consigliato gli organizzatori ad istituire, oltre al canonico primo premio, un secondo premio, intitolato “Premio Speciale Biblioteche comunali di Perugia”. (PerugiaNotizie).

“Caiet de desen è la mise en abîme e un affresco della recente società romena post-totalitarista, portatrice di forti traumi e radicati tabù che si rispecchiano nelle relazioni tra i membri di una famiglia, viste e vissute dal più giovane e anche il meno fortunato dei suoi membri, perché considerato ‘una vergogna’ per la famiglia stessa e per la società: un adolescente ‘ritardato’.
La trama è apparentemente semplice. Il giovane disabile osserva la propria famiglia in deriva e trascrive a modo suo, spesso a disegni, in una specie di quaderno-diario, quello che vede, pensa e sente: riflessioni su ‘uomini e vita’, stati d’animo, affetti, relazioni traumatizzanti. (…) Il tutto in un fluido denso e costante di pensieri che carica in continuazione la tensione testuale e tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina”. (dalla scheda di presentazione sul sito del Premio, redatta da Raluca Lazarovici).

La cerimonia di premiazione avrà luogo venerdì 30 ottobre alle ore 17 presso il Salone d’onore di Palazzo Donnini (Piazza Italia), a Perugia.

Altri dettagli (in italiano) su “Caiet de desen” e il suo autore, disponibili sul sito web della traduttrice letteraria Ileana M. Pop.


Da Marginea a Torino: dibattito sull’emigrazione dei romeni in Italia

13 Ottobre 2009

Venezia, 15 ottobre, ore 18.30: presentazione del libro di Pietro Cingolani e dibattito sulla migrazione romena in Italia.

Presso l’aula conferenze dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia giovedi 15 ottobre, ore 18.30, si terrà un dibattito sul fenomeno della migrazione dei romeni in Italia.

romeni d'italia

Le discussioni avranno come punto di partenza il volume Romeni d’Italia. Migrazioni, vita quotidiana e legami transnazionali (Il Mulino, 2009) di Pietro Cingolani.
L’autore, specializzato nello studio antropologico delle migrazioni dall’Europa orientale, è docente di antropologia presso l’Università Piemonte Orientale e ricercatore presso il Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione).

I migranti romeni costituiscono in Italia la principale comunità straniera. Nonostante la sovraesposizione mediatica e le strumentalizzazioni politiche di cui recentemente è stata oggetto, su di essa mancavano finora analisi approfondite. Da questi punto di vista, il libro di Cingolani colma una lacuna, partendo dalla vicenda esemplare di Marginea, un paese al confine con l’Ucraina nel nord della Romania, che ha conosciuto dopo il 1989 un vero e proprio esodo della popolazione. Attualmente, dei circa dieci mila abitanti del comune di Marginea, il 40 per cento si sono stabiliti in Italia, soprattutto a Torino. Ne emergono diversi aspetti cruciali che consentono di comprendere meglio la situazione attuale: le condizioni di vita e la mobilità durante il socialismo, i legami familiari, la posizione delle donne, le caratteristiche dell’insediamento urbano, le relazioni lavorative, il ruolo delle istituzioni religiose. Il lettore entra così in un fitto reticolo di legami e memorie che collegano l’Italia alla Romania, e che restituiscono anche un’immagine inedita dell’Italia, vista attraverso gli occhi di questi nuovi concittadini.

Un’intervista di circa 10 minuti con l’autore può essere seguita qui:


Dracula is dead

26 Settembre 2009

“Dracula è morto”: un libro sulla Romania di oggi, a 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, scritto dall’ex ambasciatore SUA a Bucarest, Jim Rosapepe insieme alla moglie Sheilah Kast.

DRACULA IS DEAD
How Romanians Survived Communism, Ended it, and Emerged Since 1989 as the New Italy

By Sheilah Kast and Jim Rosapepe

Published by Bancroft Press, Publication date: November 2009

400 pages, 32 black-and-white photographs, 8 maps, $25.95 hardcover

Il libro “Dracula is dead” (Dracula è morto) sarà lanciato il 9 novembre, ricorrenza della caduta del muro di Berlino, in America e in Romania. Scritto dai coniugi Sheilah Kast e Jim Rosapepe (ex ambasciatore degli Stati Uniti in Romania negli anni 1998-2001), il volume, strutturato in 14 capitoli, è una pubblicazione ben documentata e insieme facile da leggere; un libro che narra una Romania positiva, i suoi valori, la sua gente. Gli autori hanno visitato approfonditamente numerose regioni e città del Paese per avere la massima precisione delle informazioni.

Fine del regime comunista di Ceausescu (dicembre del 1989)

Fine del regime comunista di Ceausescu (dicembre del 1989)

“Poiché abbiamo viaggiato così tanto attraverso la Romania e poiché adesso sappiamo che questo Paese non è solo Bucarest, abbiamo strutturato il libro a partire dai nostri viaggi. Come tutti gli americani, siamo stati affascinati dai racconti del periodo comunista – cosa andava, cosa non andava, perché alcuni hanno lasciato la Romania in quei 42 anni e perché altri vi sono rimasti anche se avrebbero potuto lasciarlo, come alcuni si ricordano con orrore di quel periodo mentre altri hanno ricordi mescolati”.

Daniela Vitelaru

Più info sul libro e gli autori sul sito web: www.draculaisdead.com/


“Intrusi”, un libro sull’Italia multiculturale

16 Agosto 2009

Ramona Parenzan, Intrusi. Vuoto comunitario e nuovi cittadini, Ombre Corte Editore, Verona, 2009.

Parenzan

Qui di seguito, l’intervista di Feten Fradi all’autrice Ramona Parenzan (fonte: Repubblica – Metropoli), studiosa di interculturalità.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Il libro è nato anche dal desiderio di coniugare le mie passioni letterarie e filosofiche con la mia pratica quotidiana di operatrice interculturale. Da anni infatti lavoro nel mondo dell’interculturalità conducendo laboratori nelle scuole e insegnando italiano a minori e adulti stranieri. Grazie a questi lavori, infatti, ho potuto incontrare e frequentare amici migranti ed esponenti di associazioni di mediatori linguistico culturali e di migranti in lotta che mi hanno “suggerito” e ispirato molti dei temi presenti nel libro. Nella prima parte del testo sono costanti i riferimenti all’area balcanica. Questo perché Serbia Bosnia e Albania (ma anche la cultura rom), sono “confini” geografici, culturali e artistici che ho amato attraversare più spesso.

Perché ha scelto questo titolo e chi sono gli “intrusi” nella società italiana di cui parla?
Il titolo è ispirato da “L’intruso”, un testo di un filosofo francese contemporaneo Jean Luc Nancy che nel raccontare l’esperienza vissuta del suo trapianto cardiaco, si interroga sulle trasformazioni che le categorie di identità e di estraneità subiscono quando il corpo entra nel regno della biopolitica. In questo caso Nancy offre nel suo libro un’accezione assolutamente positiva del termine intruso e del concetto di intrusione: il cuore trapiantato salva l’ospite da una morte imminente. Nel mio libro mi piaceva utilizzare la stessa accezione positiva del termine intruso riferendomi in questo caso al migrante e alla sua potenza “vitale” e intrusiva e contaminante nella nostra società, nelle nostre città lontane e infinite dei piccoli-grandi microcosmi dove singolarità plurali si condizionano costantemente e nello stesso tempo si ostinano a tacere circa questo contagio se non a temerlo e a ostacolarlo apertamente con leggi assurde e xenofobe.

Quali sono i messaggi che vuole trasmettere ai lettori del libro?
Il messaggio è quello di non temere l’articolazione delle lingue, dei modi di dire, dei pensieri e delle diverse scritture (quella artistica, politica filosofica…). Per questo motivo nel testo è presente una sorta di partizioni di voci diverse sul tema della migrazione e del fare comunità. La parola diretta dei migranti (attraverso citazioni e interviste) intende rompere il monologo di tutti coloro che scrivono sui migranti senza averli mai interpellati direttamente. Il libro vuole si offre anche come un invito esplicito a reinventare insieme concetti ormai abusati – e quindi vuoti – di cittadinanza e comunità, per ricrearli e dotarli di nuovo senso e nuove pratiche attraverso processi di negoziazione reciproca e di pensiero condiviso ma anche attraverso processi di politica dal basso.

Come ha scelto i suoi testimoni?
Le persone intervistate e gli scrittori/filosofi citati nel libro sono autori che leggo e amo da anni. Altri ancora, soprattutto nella parte delle interviste, sono amici con i quali ho condiviso progetti letterari e politici.

Quanto è importante l´idea di “comunità” in una società di emigrazione?
Oggi si rende necessario più che mai ragionare insieme sul concetto di una comunità aperta inoperosa nel senso che non vuole fare opera, costruire codici fissi e regole definite una volta per tutte. Una comunità diasporica in costante divenire, frutto di processi di articolazione e di ascolto reciproco. La migliore immagine della comunità di oggi è la città contemporanea: luogo di mescolanze, labirinto senza fine, gioco di innesti e mercato incessante di opportunità, dove tutto pare accadere in modo inatteso e insperato. Con i suoi luoghi aperti e sbarrati, nascosti e accessibili, la città è infatti la metafora migliore per descrivere l’apertura comunitaria, le sue ambivalenze, le mille contraddizioni ma anche la sua infinita ricchezza.

Quanto conta la comunità per l’immigrato?
L’immigrato spesso ha bisogno di appartenenza e quando questo non è possibile si aggrappa al ricordo nostalgico di comunità d’origine spesso solo immaginate che lo aiutano ad affrontare l’urto degli eventi. Altre volte invece (o nello stesso tempo) cerca di ricostruisce in diaspora comunità nuove dove poter articolare nuovi legami e nuove identità.

Quali sono le comunità maledette e quelle terribili?
Le comunità maledette sono quelle chiuse dove si vogliono ripristinare antichi vincoli di sangue lingua e cultura a costo di uccidere per questo persone e pratiche di vita che ormai si articolavano insieme meravigliosamente. Le comunità terribili sono le comunità in rivolta come quelle delle “banlieux” parigine (ma anche delle nostre periferie) dove terribile non è visto in chiave negativa, naturalmente

Perché ha scelto il caso balcanico parlando di comunità maledette?
I Balcani, le loro recenti vicende, sono una metafora potente per comprendere cosa accade quando si evoca troppo spesso e con violenza inaudita il desiderio di bandiere, confini, lingue proprie, in nome di una presunta difesa da ogni genere di contaminazione esterna. La disgregazione dei territori della ex Jugoslavia ci insegna molto su come sia rischioso oggi il desiderio mortifero di comunità chiuse e potenti ma anche di quanto sia vano e nocivo combattere e scongiurare ogni forma di meticciato e contagio culturale.

Perché i centri detti di accoglienza sono secondo Lei, “di disa-accoglienza”?
Spesso gli “ospiti” dei centri di accoglienza (migranti lavoratori, rifugiati e altri ancora) formano soltanto un amalgama di individui e gruppi separati, con status e situazioni sociali non sempre condivisi, accanto anche a tutta una serie di differenze negli itinerari personali e nei progetti diasporici. Si tratta di luoghi spesso tristi e fatiscenti all’interno dei quali convivono magari anche forme di condivisione ma marcate da nostalgia o progettualità interrotte. Nel caso dei richiedenti questo pare assolutamente non conforme al principio del diritto comunitario, secondo il quale “i richiedenti asilo possono circolare liberamente nel territorio dello Stato membro ospitante o nell’area loro assegnata da tale Stato membro”.

Come si può secondo Lei, rovesciare questa tendenza e far capire che il fenomeno migratorio è una ricchezza? Che ruolo deve giocare la società civile in ciò?

Occorre reagire, mettersi in circolo, alzare la voce, dissentire in modo attivo e deciso contro le vergognose derive delle leggi italiane in nome della sicurezza (da chi, da cosa?) che accrescono il senso dell’insicurezza e la precarietà.

Le vie per fare questo sono molte e diverse, quelle che io amo praticare da tempo, accanto a pratiche di dissenso politico, sono soprattutto quelle del contagio culturale a scuola e nel territorio attraverso, per esempio, laboratori dove si coinvolgono artisti e scrittori migranti, il dispositivo potente del teatro sociale, la diffusione della letteratura della migrazione e del cinema. Le scuole di ogni ordine e grado sono un laboratorio molto felice dove poter far germogliare i semi dell’intercultura.


Incontri con scrittori romeni, a Piazza del Popolo, Roma

28 Giugno 2009

Nell’ambito dell’evento “Roma si libra – Festa dell’editoria romana” (27 giugno – 3 luglio), mercoledì 1 luglio e venerdì 3 luglio, l’Accademia di Romania a Roma presenta al pubblico della capitale alcune opere, recentemente pubblicate in Italia, di scrittori romeni di oggi.

MERCOLEDÌ, 1 LUGLIO 2009

Piazza del Popolo, Spazio incontro A

Ore 18.00 Letteratura Romena in Italia

*  Presentazione del libro Perché amiamo le donne di Mircea Cărtărescu, Ed. Voland, 2009

A fronte di un quotidiano grigiore che talvolta rende inaccettabile la nostra stessa esistenza, si ritrova qui in ogni racconto un seme di ‘eccezionalità’, che produce frutti sorprendenti e si cela in ciò che è ‘ordinario’. Un omaggio – spesso nell’accezione più concreta, sentimentale ed erotica – tributato alle donne per il solo fatto “di essere donne”. Storie raccontate in maniera divertente e raffinata da un narratore la cui vita assomiglia, quasi fossero due gocce d’acqua, a quella di Mircea Cărtărescu, autore dallo stile ricercato, apprezzato dal pubblico e dalla critica.

Mircea Cărtărescu è nato a Bucarest nel 1956. È considerato uno dei più interessanti scrittori dell’Est Europa, e sicuramente il più importante autore romeno contemporaneo. I suoi libri sono stati tradotti in tutte le maggiori lingue europee. Dello stesso autore Voland ha già pubblicato Travesti (2000), Nostalgia (2003) con il quale Cărtărescu si è aggiudicato il prestigioso Premio Acerbi nel 2005, e Abbacinante. L’ala sinistra (2007).

Interverranno: Sandra Pertignani, critico letterari, e il prof. Bruno Mazzoni, Univ. di Pisa, docente di romenistica e traduttore del libro.

* Presentazione del libro La farfalla dalle ali bruciate di Ştefan Damian, Edizioni Nemapress, 2009.

Metafora della soggezione a un despota, reale o immaginario, politico o sentimentale, La farfalla dalle ali bruciate di Stefan Damian può significare la morte della fantasia, ma, prima di tutto, l’agonia della libertà.

Ştefan Damian è nato a Hodoş – Bodrog (Arad), nel 1949, laureato in lettere italiane e romene all’Università di Cluj, dove insegna l’italiano. E’ autore di diversi saggi dedicati alla letteratura italiana tra cui Federigo Tozzi, Una lezione contestuale (2000), Le versioni romene del Cantico di Frate sole (2001), Lettere dai tempi di guerra (2006).

In presenza dell’autore, con la partecipazione di: Bruno Rombi, critico letterario, Neria di Giovanni, presidente Editrice Nemapress e vicepresidente  dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari.

Dalle ore 19.00 presso lo Stand delle Accademie “Finalmente in questa capitale” seguirà una lettura pubblica di Ştefan Damian.

VENERDÌ 3 LUGLIO 2009

Piazza del Popolo, Spazio incontro B

Ore 19.00 Presentazione libro: Il Cavaliere della rassegnazione di Vintilă Horia, Il Cerchio, 2009

La Casa Editrice Il Cerchio ha pubblicato una nuova edizione in lingua italiana del grandioso romanzo di Vintilă Horia Il Cavaliere della rassegnazione, con un’inedita e feconda Introduzione di Franco Cardini, medievista di fama internazionale.

Anche ad una successiva rilettura, si tratta di un’edizione pregiata per un testo di assoluta contemporaneità, che indaga sui rapporti tra l’Europa e l’Islam, e tra l’Oriente e l’Occidente: tutti temi di grande attualità.

L’Autore, dopo la pubblicazione di Dio è nato in esilio, vincitore del prestigioso Premio Goncourt, scrisse quest’ultimo romanzo, che è una metafora non solo dell’esilio della grande cultura romena in fuga dal totalitarismo stalinista, ma rappresenta anche per immagini le sfide dell’Europa di fronte alla pressione dell’Islam, la lotta per la difesa della propria storia ed identità. Un’opera profetica, che ha anticipato di 50 anni i grandi temi di cui oggi l’Europa discute, con cui si confronta, di fronte ai quali è chiamata a crescere.

Interverrà:  Simonetta Bartolini, Università S. Pio V, Roma

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Per l’intera durata della fiera presso lo Stand delle Accademie saranno disponibili materiali legati all’attività dell’Accademia di Romania in Roma. Info, http://www.romasilibra.it/


La Romania alla Fiera del libro di Torino

19 Maggio 2009

Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino di quest’anno, dal 14 al 18 maggio, la Romania ha partecipato per la prima volta con un suo stand nazionale , dal tema “1989-2009: conferme e esordi nella letteratura romena”.

Lo stand ha ospitato numerose case editrici dalla Romania, incontri con alcuni tra i più tradotti scrittori romeni contemporanei, e traduttori di letteratura romena in italiano. Le manifestazioni dedicate alla Romania hanno incluso presentazioni di libri, workshop e dibattiti che hanno come obiettivo di promuovere in Italia la letteratura e la politica editoriale romene.
Inoltre, nel giorno dell’inaugurazione della Fiera, la casa editrice Zonza di Milano, che ha puntato sulla letteratura romena dedicandole una collana, ha presentato nel proprio stand le edizioni italiane di due romanzi scritti da autori romeni contemporanei: Sono una vecchia comunista! di Dan Lungu e Un anno all’inferno di Liliana Corobca.
Il primo, dal titolo provocatorio, è la descrizione tragicomica del passato dittatoriale romeno, visto con gli occhi di una persona semplice che per 40 anni ha vissuto durante il regime comunista ed è rimasta profondamente segnata dal sistema. “Spero che gli italiani apprezzeranno l’atmosfera del libro”, dice Lungu. “I nostri due Paesi hanno entrambi un passato di dittatura, anche se con regimi politici radicalmente diversi, dunque capiranno di cosa parla la mia vecchia comunista”.
Il libro di Liliana Corobca racconta invece la vita di una schiava del sesso, non in un Paese occidentale, come ci si potrebbe aspettare, ma in uno dei Balcani. “E’ una realtà tragica, specifica dei Paesi dell’ex Unione Sovietica”, racconta l’autrice nata nella Repubblica Moldova ma formatasi in Romania, dove vive attualmente. “Magari gli italiani capiranno più cose dei romeni e dei moldavi dopo aver letto il libro. E’ molto importante, soprattutto in un momento così delicato per i rapporti tra questi popoli”. (Matei Marinescu, Metropoli/La Repubblica)

Nel 2012,  il Paese ospite d’onore a Torino sarà proprio la Romania.

Dopo Israele nel 2008, quest’anno è stato l’Egitto il Paese ospite, in concomitanza con la mostra archeologica dei Tesori sommersi alla Reggia della Venaria Reale e la mostra a Palazzo Bricherasio dedicata ad Akhenaton, faraone del Sole.

Dal 2010, la Fiera tornerà al suo vecchio nome di Salone del libro.

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Qui di seguito, un’intervista rilasciata al sito web di FIRI da Raluca Lazarovici, studiosa di letteratura, presidente dell’Associazione culturale MigraMente di Padova, pochi giorni dopo il suo ritorno dalla Fiera.

Quali sono state le principali novità, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, dello stand dedicato alla Romania alla Fiera di Torino di quest’anno?

Questa è la prima edizione alla quale la Romania è stata presente con uno stand tutto suo, per merito del Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia che si è prodigato a organizzare una serie di eventi – due al giorno, per l’intera durata della Fiera – tra tavole rotonde, workshops, presentazioni di autori romeni. Lo stesso direttore della Fiera, in un breve intervento presso lo stand romeno, ha preannunciato che la Romania sarebbe tra i paesi favoriti per essere nel 2011 il “Paese ospite” della Fiera, così come quest’anno è stato l’Egitto.

Nel frattempo è arrivato la notizia ufficiale: La Romania sarà Paese ospite tra tre anni, nel 2012.

Ad ogni modo, la novità assoluta della presenza romena consiste nella presentazione di una serie di scrittori romeni, la maggior parte giovani, da poco pubblicati in Italia, come Dan Lungu, Liliana Corobca e Petru Cimpoesu, accanto ad altri sotto contratto con varie case editrici, come Lucian Dan Teodorovici, Anamaria Sandu, Florin Lăzărescu, Doina Ruşti, Ioana Nicolaie, Florian Filip, quasi tutti presenti alla Fiera.

Hanno suscitato l’interesse degli accademici presenti e del pubblico soprattutto le conferenze dedicate alla presentazione dei volumi Il diluvio, il drago e il labirinto. Studi di magia e mitologia europea comparata del prof. Andrei Oişteanu, traduzione curata da Dan Cepraga e Maria Bulei, e dei volumi del filosofo Constantin Noica Saggio sulla filosofia tradizionale rispettivamente Trattato di ontologia, entrambi a cura di Solange Daini.

Inoltre hanno portato i loro lavori e discusso su alcuni temi della letteratura romena i professori delle cattedre di romeno delle Università di Pisa (Bruno Mazzoni), Torino (Marco Cugno) e Padova (Roberto Scagno).

A parte scrittori già noti dell’esilio o figure attuali di spicco come Mircea Cărtărescu, come sta penetrando la letteratura romena contemporanea in Italia? A tuo avviso, come rispondono gli editori italiani all’esigenza di pubblicare gli autori dell’Europa centro-orientale?

Questo è il primo anno che la Fiera più importante del libro dell’Italia gode della presenza di un gruppo consistente di scrittori romeni con un contratto di traduzione o recentemente tradotti.

Le case editrici interessate, Zonza, Castelvecchi e Fazi che hanno affidato il lavoro di  scouting e traduzione a Ileana M. Pop, Livia Claudia Bâzu e Anita Natascia Bernacchia, non hanno risparmiato però l’affermazione secondo cui la loro scelta di pubblicare autori romeni e di aprire la strada alla letteratura romena ad un pubblico italiano extra accademico sarebbe stata una scelta “un po’ coraggiosa, un po’ incosciente”, soprattutto quella di Zonza con ben 6 autori romeni in un anno. Questo commento ha lasciato intravedere in parte la coscienza del pioniere di aver “scoperto una terra ignota”, che potrebbe dare tutto o rovinare, ma anche la forte paura di fronte al possibile disinteresse del pubblico italiano per la cultura e la letteratura di un popolo d’altronde fortemente rappresentato in Italia. Dall’altra parte, a mio avviso, questo atteggiamento diffidente rispecchia la scarsa conoscenza generale delle letterature d’”oltre cortina” e forse avverte la presenza di dubbi infondati riguardanti i valori delle culture in questione.

Credo che, grazie ad un’adeguata campagna di marketing, i volumi dei giovani scrittori romeni potrebbero far cadere non solo i discutibili timori degli editori, aprendo in questo modo l’appetito per la pubblicazione massiccia della letteratura romena, ma anche quelli dei lettori italiani, attraverso la conoscenza della letteratura romena metropolitana odierna, frutto di un Paese come la Romania che produce cultura di qualità.

In questa prospettiva quali sono, secondo te, le direzioni in cui c’è bisogno di maggiore impegno per una buona conoscenza della cultura della Romania, attraverso l’editoria e i libri? Anche perché in Italia c’è, almeno finora, una certa penuria editoriale, sia di classici che di autori contemporanei…

Non c’è decisamente miglior cammino di conoscenza interculturale del tramite fornito dalle attività artistiche. La letteratura, veicolata dalla parola scritta, è per certi versi la regina della arti e della conoscenza tra popoli e gruppi umani. Perciò è auspicabile che le traduzioni e gli eventi letterari siano incentivati, stimolati e resi appetibili al pubblico vasto.

Ma In Italia c’è una scarsa curiosità rispetto a quanto è prodotto all’estero, tranne alcune eccezioni, e che non sia magari di stampo folcloristico, per esempio la legenda di Dracula. Fortemente etnocentrica, la produzione dell’editoria italiana non rischia quasi mai, se non in casi eccezionali, a uscire da ciò che è considerato “autore sicuro”. Non solo, ma persino i giovani autori italiani incontrano delle difficoltà scoraggianti prima di vedere il proprio volume sugli scaffali delle librerie, magari anche a basse tirature. Poi c’è il discorso della distribuzione che vede i due o tre grandi distributori a determinare la diffusione o meno di un libro attraverso i prezzi proibitivi che tengono lontane le piccole case editrici, proprio quelle che spesso osano di più nelle scelte editoriali. Così si spiega perché la Romania, molto più presente nell’editoria di altri Paesi europei, si sia creata solo da quest’anno una nicchia nel mercato letterario italiano, una breccia che si spera di allargare velocemente.

Quanto alle strategie, la Romania e i suoi scrittori accedono al mercato italiano del libro per due vie. La prima è un po’ in mano alla fortuna e alla benevolenza delle piccole case editrici, veri pionieri che vedono protagonisti i pochi scouter editoriali e traduttori che conoscono la letteratura romena e che non demordono di fronte ai tanti ostacoli. La seconda, la via maestra, ma riservata a un gruppo di élite, è quella dell’Accademia. Si traducono testi dei grandi, degli affermati, dei classici romeni, per letture quasi esclusivamente universitarie e in un ritmo piuttosto contenuto.

La soluzione potrebbe venire dalla collaborazione tra questi due filoni che per adesso non hanno una strategia comune. Qualità sì, ma anche quantità, in un progressivo avvicinamento dell’accademia italiana ai giovani scrittori romeni e un massiccio tour de force per la promozione della cultura romena, attraverso eventi culturali ampiamente pubblicizzati anche nel mondo extra accademico.


L’Europa ritrovata, ovvero Romania tra Oriente e Occidente

19 Gennaio 2009

Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente


Una delle più importanti istituzioni culturali ed accademiche di Venezia, l’Ateneo Veneto, ospita lunedì, 19 gennaio, dalle ore 17:30, la cerimonia di presentazione del volume Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente (Pentru Europa regăsită. Discursuri despre o Românie între Orient şi Occident).

L’autore del volume è Alberto Castaldini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, saggista, professore e giornalista noto in Italia, socio d’onore dell’Istituto di Storia “Nicolae Iorga” dell’Accademia Romena e professore honoris causa dell’Università “Babeş-Bolyai”di Cluj-Napoca.
„La Romania – scrive l’autore – costituisce un intreccio secolare di diverse culture e confessioni religiose, mostrandosi una sorta di sintesi di Oriente e Occidente europeo, sintesi talora armonica, talora conflittuale per una serie di nodi etnostorici e confessionali ben radicati nel suo territorio. Essa costituisce uno dei principali raccordi tra quei “due polmoni” con cui deve respirare il continente, secondo la celebre immagine coniata da Papa Giovanni Paolo II”.
La presentazione del volume sarà seguita da un dialogo dell’autore col pubblico veneziano, nel quale saranno affrontati sia elementi d’interesse generale, relativi all’identità europea, il percorso della Romania quale membro dell’Unione Europea, la politica culturale dell’Italia ecc., sia il tema scottante dell’attuale immagine della Romania e dei romeni in Italia.
La manifestazione, organizzata dall’Ateneo Veneto in collaborazione con l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, sarà moderata dalla Dott.ssa Monica Joiţa, direttore ad interim dell’Istituto, dal professore e scrittore Gino Pastega e dal professore Gilberto Pizzamiglio, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.