Ripensando il 1989: la fine della dominazione sovietica in Europa orientale

7 Novembre 2009

10 – 11 novembre 2009
Università di Roma “La Sapienza” e Accademia di Romania

Ripensando il 1989: la fine della dominazione sovietica in Europa orientale
Convegno di studi

berlinermauer

costruzione del muro di Berlino

 

Programma:

Prima sessione (Martedì 10 novembre, ore 16.00)
Sapienza Università di Roma, P.le Aldo Moro 5,
Palazzo della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Sala Odeion, Museo di arte classica

Indirizzo di saluto
Luigi Frati, Magnifico Rettore Università di Roma “La Sapienza”
Mihai Bărbulescu, Direttore dell’Accademia di Romania in Roma

Relazione introduttiva ai lavori
Antonello Biagini, Prorettore per la cooperazione e i rapporti internazionali, Sapienza Università di Roma

Presiede Roberto Sinigaglia (Università di Genova)
Fulco Lanchester, Sapienza Università di Roma: Germania. La storia senza il Muro
Sergio Bertolissi, Università di Napoli “L’Orientale”: L’Unione sovietica. Il 1989, crogiolo di eventi.
Jerôme Heurtaux, Université Paris-Dauphine : Les réinterprétations critiques de1989 en Pologne postcommuniste

Seconda sessione (Mercoledì 11 novembre, ore 10.00)
Accademia di Romania, piazza José de San Martin 1

Presiede Matteo Pizzigallo (Università Federico II, Napoli)
Pasquale Fornaro, Università di Messina: La “crepa” ungherese nel Muro: agonia e morte del kádárismo
Giuseppe Rutto, Università di Torino: Cecoslovacchia. La “rivoluzione di velluto”
Nadège Ragaru, CERI-Parigi : Bulgarie. 1989 dans la pliure du temps
Grigore Arbore Popescu, CNR-Venezia: Gli ultimi rapporti amichevoli tra alcuni partiti comunisti divisi dalla “cortina di ferro”

Terza sessione (Mercoledì 11 novembre ore 15.00)
Accademia di Romania, piazza José de San Martin 1
Presiede Lauro Grassi (Università degli Studi, Milano)

Vasile Puscas – Marcela Salagean, Università Babes-Bolyai, Cluj: The internal and international context of the 1989 events in Romania. Consequences
Virgil Târau, Università Babes-Bolyai, Cluj: The legacies of the past. The Archives of the Communist Party and the Securitate since 1989
Marius Bucur, Università Babes-Bolyai, Cluj: Stato e Chiesa nei primi anni della transizione postcomunista. Il caso romeno
Umberto Ranieri, già presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati: Il mondo dopo il 1989.

Altre info su organizzatori e partecipanti, sul sito web dell’Accademia di Romania.

caduta del regime in Romania

 


Il Premio Letterario “Insula Europea” – prima edizione

15 Giugno 2009

Riceviamo dall’Associazione amica NUBE (Nuova Biblioteca Europea) il seguente comunicato, riguardante la Prima edizione del Premio Letterario “Insula Europea”, destinato a giovani narratori europei (under 35) che abbiano pubblicato in un Paese dell’UE un’opera ancora inedita in Italia:


Nell’ambito del progetto “Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura” promosso dal Centro per il Libro, in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, parallelamente al premio letterario “Insula romana” rivolto a opere letterarie edite in italiano,

l’Associazione Pro Loco di Bastia Umbra, con il concorso delle Associazioni NubeVoci di Babele,

bandisce la I edizione del premio letterario internazionale “Insula Europea” rivolta ad autori under 35, cittadini della Unione Europea, che abbiano pubblicato un’opera di narrativa, inedita in Italia, in una nazione dell’Unione Europea, in una delle lingue ufficiali della stessa.

Possono concorrere al premio tutte le opere edite dopo il 31 gennaio 2008.

La partecipazione al concorso è gratuita ed è ammessa una sola opera per autore.

L’opera dovrà pervenire in n. 3 copie, con relativi recapiti dell’autore, al seguente nominativo e indirizzo:

Premio letterario “Insula europea”, c/o Carlo Pulsoni

Facoltà di Lettere

piazza Morlacchi 11

06123 Perugia

Italia

entro il 31 luglio 2009. Le opere pervenute dopo questa data non saranno valutate.

Le opere non saranno restituite.

Info e bandi relativi (in più lingue), scaricabili qui: http://www.insulaeuropea.eu/


Eppur si vota!

5 Giugno 2009

Alcune riflessioni sul diritto di voto per i non italiani comunitari

Horia Corneliu Cicortas

Stamattina sono andato al Comune a ritirare la mia tessera elettorale. Ci sono andato perché non l’avevo ricevuta, sebbene nelle ultime settimane abbia guardato con crescente curiosità la mia cassetta postale, in attesa di trovarvi il documento con il quale, da cittadino comunitario non italiano residente in Italia, avrei potuto votare sia per le elezioni amministrative (nel mio caso, per la provincia di Pisa e per il comune di Pontedera), sia per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Mi ricordo che, qualche mese fa, parlando con dei connazionali romeni, di cui alcuni sono impegnati in organizzazioni civiche o politiche, vennero fuori dei racconti un po’ buffi circa le informazioni errate o fuorvianti che circolavano attorno al diritto di voto dei cittadini comunitari, informazioni che provenivano spesso dai funzionari stessi dei Comuni incaricati (e pagati) per fornire simili informazioni agli interessati. Per esempio, veniva detto in certi Comuni, una volta fatta l’opzione di votare per il Parlamento Europeo a favore dei candidati provenienti dalle liste italiane, lo straniero comunitario non avrebbe più potuto votare nel proprio Paese.

Falso.

Eppure alcuni, disorientati o intimiditi davanti a posizioni del genere, hanno rinunciato a fare la domanda in questione. Il funzionario avrebbe dovuto invece dir loro: “Se fate questa opzione, voterete per il Parlamento Europeo a favore dei candidati italiani, non potendo esercitare contemporaneamente il voto per candidati di altri Paesi comunitari. Per il resto, voi potrete sempre esercitare il voto alle elezioni politiche del vostro Paese”. In altre parole, chi – come me – ha fatto l’opzione di votare per il Parlamento Europeo sulle liste italiane di candidati, non può andare un’ora dopo a votare al consolato romeno più vicino per votare sulle liste dei candidati al PE eletti in Romania. Ma questo non mi impedisce di andare a votare a novembre, quando in Romania ci saranno elezioni presidenziali, al consolato, dato che l’elezione del Presidente della Romania (come anche l’elezione per il parlamento) è un diritto che spetta a tutti i cittadini romeni, compresi quelli residenti all’estero. E non mi impedisce, se un domani dovessi cambiare idea o residenza, di ritornare a votare per le liste del proprio Paese.

Ma torniamo alla mia cittadina della Toscana, regione tradizionalmente di sinistra e in genere molto accogliente nei confronti dei non toscani e dei non-italiani, ben fornita di servizi sociali ecc.

Al comune, il funzionario mi ha prima guardato sorpreso quando gli ho detto che a casa non mi è arrivata la tessera elettorale. Pensavo fossi l’unico sfigato, dei comunitari non italiani residenti, ma il funzionario ha attentamente guardato in un cassetto pieno, invece, di buste bianche non consegnate e, alla fine, ha trovato soddisfatto la mia busta, porgendomi un foglio da firmare. Gli ho chiesto come mai la busta non mi era stata spedita, e mi ha risposto che qualcuno del Comune era venuto per consegnarla a mano, ma non mi aveva trovato. Infatti, mentre tornavo verso casa, ho notato che sulla mia busta era scritto a mano “non ce mai” (proprio così: pensavo che solo noi stranieri facciamo errori grammaticali del genere), e sono scoppiato a ridere da solo. Casualmente, il mio lavoro di free-lance mi porta a viaggiare spesso. La lettera raccomandata, con il solito avviso fatto di cartoncino giallastro che tutti conosciamo (e che non va confuso con quello, più inquietante, di color verde chiaro), lasciato dal postino nella cassetta delle poste, è un valido rimedio per le assenze del destinatario, considerato che di solito il postino passa la mattina, quando la maggior parte dei mortali è fuori a lavorare.

Io però alterno giornate e nottate di lavoro trascorso in casa a giorni o settimane passate fuori. E così, se proprio nei giorni in cui sia io che mia moglie siamo assenti, il volenteroso funzionario del comune passa a distribuire le tessere elettorali, è chiaro che non mi troverà e allora, stufo di tanta ricerca, scriverà sulla busta “non ce mai”.

Naturalmente, senza lasciare un biglietto, sia pure scritto a mano, in cui io venga invitato a ritirare personalmente la tanto desiderata tessera elettorale.

Il problema è che, come me, ci sono tanti altri, forse distratti o fiduciosi nel funzionamento della posta (che questa volta non c’entra). E’ vero, chi vota deve essere motivato a farlo, indipendentemente alle proprie scelte politiche, ma se l’informazione sul diritto di voto è imprecisa o addirittura fuorviante, e se la distribuzione delle schede elettorali avviene con modalità come quelle descritte sopra, il messaggio percepito può essere questo: “Vabbè, puoi venire a votare, visto che fai la domanda, ma bada bene, non potrai votare più nel tuo Paese” (che è falso, come abbiamo detto), “e comunque ti consegneremo la tessera elettorale ma solo se sei a casa. Se passi poi qui, magari avrai la fortuna di riceverla”. A parte gli scherzi, è ciò che io ho percepito ed è ciò che mi è stato riferito in passato. Ecco una delle ragioni per cui, ad esempio, solo 58.000 romeni su oltre 700.000 aventi diritto, si sono iscritti sulle liste elettorali per il PE e per le amministrative. Bisogna vedere quanti sono i votanti polacchi, i tedeschi e tutti gli altri comunitari messi insieme. Comunque, la loro presenza al voto non può ormai più essere ignorata e penso che d’ora in poi anche certi capi politici amanti della caccia alle streghe dovranno riconsiderare sia i toni che i contenuti dei loro periodici sfoghi.

Insomma, l’informazione sul diritto al voto è carente, anche da parte delle autorità preposte e della stampa, e solo alcune associazioni si sono prodigate a informare adeguatamente gli aventi diritti.

Mi chiedo a questo punto se non fosse più semplice pagare, al momento della presentazione della domanda, il costo di una lettera raccomandata per la consegna a casa della tessera elettorale.

Sarebbe più facile coinvolgere i nuovi elettori, anziché tenerli lontani da processi politici che riguardano anche loro, non solo gli autoctoni.

Anzi, chi scrive è convinto che anche i cittadini non comunitari, residenti almeno da cinque anni in Italia, andrebbero ammessi al voto amministrativo, come accade in altri Paesi dell’UE. Credo che questo sia stato anche il senso della recente decisione della Regione Toscana, che è andata controcorrente rispetto alle scelte anti-immigrazione del governo nazionale. Il coinvolgimento al voto passivo e attivo darebbe più dignità, più impegno e peso sociale (grazie alla contrattazione che è, in fondo, il voto), ma anche più responsabilità agli stranieri stabilizzati in Italia, i cui figli, del resto, non saranno più immigrati, ma saranno invece cittadini italiani di origine straniera. Al contrario, tenere i cittadini stranieri residenti lontani dalle urne equivale al tenerli lontani dalla cittadinanza attiva e dal coinvolgimento in processi che, volenti nolenti, riguardano anche loro. Se poi si vuole che gli immigrati siano solo individui anonimi da tollerare in quanto operai, camerieri, badanti, consumatori e silenziosi contribuenti alle casse dello Stato, senza dare loro una prospettiva di co-partecipazione alle sorti della Polis, allora bisogna anche prendersi le responsabilità di una simile visione delle cose.

Una visione che, a mio avviso, è semplicemente miope.


Bottoni spaiati e xenofobia da pochi soldi

23 Febbraio 2009

Bottoni spaiati e xenofobia da pochi soldi

Lettera aperta a Giordano Bruno Guerri
e al Direttore de “Il Giornale”, Mario Giordano

di Horia Corneliu Cicortas, presidente FIRI

Roma, 22 febbraio 2009

Sull’edizione cartacea de “Il Giornale” del martedì scorso, 17 febbraio, troviamo in prima pagina l’articolo – ripreso anche nella versione on-line della testata – firmato di Giordano Bruno Guerri e intitolato La violenza dei nuovi invasori. Il riferimento del titolo, probabilmente scelto dalla redazione de “Il Giornale” [1], non può trarre in inganno, dato il contesto infiammato di questi giorni, in cui il problema della sicurezza nelle città italiane è emerso nuovamente in forma drammatica e drammatizzata, come conseguenza di alcuni stupri commessi perlopiù da stranieri e, in particolare, da cittadini romeni. Il titolo è già di per sé offensivo nei confronti degli immigrati, e se è stato scelto, come sembra, dalla Redazione, allora non si tratta di un semplice deragliamento personale, ma di una precisa intenzione di infierire.
L’Autore parte da lontano, da un pretesto apparentemente innocuo e irrilevante, ovvero della partita amichevole di calcio tra il Belgio e la Slovenia, all’inizio della quale, per errore, la banda belga ha suonato l’inno della Slovacchia anziché quello della Slovenia. Prendendo spunto da quest’episodio, Giordano Bruno Guerri allarga le sue riflessioni sulla incompiutezza e sull’artificialità dell’unità europea, che egli associa ad una “scatola di bottoni spaiati” per arrivare ad affermare, verso la fine del suo scritto, che “la rapidità con la quale si vuole realizzare l’unione – non solo economica, anche politica – è uno stupro alle tradizioni, ai sentimenti, alla nazionalità dei popoli che compongono l’UE”. Infatti, aggiunge il Nostro, “i popoli non possono venire uniti a colpi di trattati e di costituzioni imposte dall’alto”. In altre parole, l’attuale processo di unificazione europea, e nella fattispecie la recente integrazione dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale, è una violenza sia perché è imposta dall’alto, per motivi politico-economici (ma per gli interessi politici ed economici di chi, se non di quelli degli Stati che hanno promosso da una parte e dall’altra l’unificazione europea?), sia perché avviene in maniera troppo veloce. Anche se, dobbiamo ricordarlo all’Autore, secondo molti europeisti il processo è, al contrario, troppo lento.
Dunque, la velocità e l’imposizione dall’alto.
Conclusione: “non si può neanche pretendere che una banda musicale distingua i ventisette inni dell’Unione, figurarsi una presunta fratellanza decisa a tavolino e smentita ogni giorno”.
Non ci è dato sapere se, per l’autore dell’articolo, una banda musicale dovrebbe sapere o meno distinguere i ventisette inni dell’Unione. Per noi, sì. Naturalmente, un errore di una banda non è una tragedia, come non lo è stato nemmeno per i giocatori sloveni, che hanno elegantemente fatto finta di niente. La tragedia è, dice l’Autore, quella rappresentata dalla violenza coatta cui sarebbero sottoposti i popoli europei, “stuprati” da questa cattiva e frettolosa Unione, realizzata a tavolino senza un reale rispecchiamento sul “terreno”. Non è questa la sede opportuna per discutere sul grado di rispecchiabilità nel territorio europeo, tra i suoi popoli e le sue regioni, dell’unità rincorsa nei salotti politici di Bruxelles. Indubbiamente, l’Autore non ha tutti i torti nell’osservare che il processo di unificazione europea è piuttosto un traguardo, un sogno di un matrimonio in grande – per alcuni certamente utopico – che non la spontanea formalizzazione di un’unione di fatto. Tant’è vero che al momento attuale non solo non esiste una squadra di calcio europea, come provocatoriamente ci suggerisce Guerri per “dimostrare” l’impossibilità di una vera unione europea, ma non c’è neppure una politica estera europea o di difesa comune.
Da questa consapevolezza, però, fino allo “stupro” delle tradizioni e dei sentimenti nazionali, c’è una distanza abissale, anche di stile. Anche perché la fratellanza europea non è una chimera campata in aria, ma è culturalmente giustificata – nel senso più radicale e tellurico dell’espressione – ed è peraltro desiderata dalla maggioranza dei cittadini europei, nonostante le sensibilità nazionali e gli interessi locali, i quali possono variare da un Paese all’altro e da una regione all’altra. I fatti occasionali di cronaca nera “inter-etnica” non potranno minare mai questo desiderio. Semmai, esso potrebbe essere minato da una politica miope in materia di immigrazione, che trascura le cause dei fenomeni per concentrarsi demagogicamente sugli effetti e sui sintomi, mescolando strumentalmente i temi dell’immigrazione con quelli della sicurezza, facilitando e stimolando il linciaggio mediatico di intere popolazioni e categorie sociali.
Sull’incompiutezza e sui limiti del processo di unificazione europea si può dunque legittimamente discutere. Non si può discutere, invece, su un’espressione carica di odio xenofobo come “la violenza dei nuovi invasori”, lanciata dalle pagine del “Giornale” come un assioma inconfutabile, come un punto di partenza obbligato per ogni ulteriore (pseudo) riflessione palesemente tracciata in partenza. Infatti, l’Autore giunge ad un’affermazione allucinante, assimilando gli immigrati – e in particolare i romeni – agli invasori, attribuendone di conseguenza il “primo bottino di guerra” rappresentato, per l’appunto, dagli stupri. Sentiamo le sapienti considerazioni di G. Bruno Guerri: “Il fatto è che – sempre e ovunque – lo stupro viene percepito come la presa di possesso dell’invasore: io invado il tuo territorio, e ti dimostro di averne preso possesso nel modo più spietato, violentando le tue donne, che sono il primo bottino di guerra di tutti gli invasori”. A “dimostrare” questa tesi, applicata ai casi degli stupratori recenti con passaporti esteri, secondo l’Autore sarebbe il fatto che “lo sdegno che hanno suscitato gli ultimi episodi avvenuti in Italia è superiore a quello dovuto a rapine e omicidi”. Condividiamo il fatto che lo sdegno suscitato nella popolazione dagli ultimi episodi in questione è superiore a quello causato dalle rapine o dagli omicidi. Concordiamo col fatto che questo sdegno è dovuto anche alla grande carica simbolica della violenza sessuale che, come osserva G. Bruno Guerri, è spesso erroneamente associata alla violenza degli invasori anziché essere presa per quella che è: violenza dell’uomo sulla donna.
Non sappiamo però, stando a questa teoria dell’Autore, a cosa siano associati tutti gli altri stupri, che costituiscono peraltro la stragrande maggioranza dei casi di violenza sessuale in Italia, ovvero quelli “domestici”, compresi quelli perpetrati a danno delle donne non-italiane (indipendentemente se i loro violentatori siano o no italiani). Forse, nel primo caso, si tratta di semplici incidenti di percorso, peccati veniali frutto di comprensibili frustrazioni da parte degli ex-partners delle donne aggredite, magari persone rispettabilissime della buona società? E invece, nel secondo caso, di quale presa di territorio si tratta, soprattutto quando si tratta di aggressori autoctoni e di vittime non italiane? Forse della presa di un territorio virtuale, come quello di Second Life?! Ad ogni modo, è curioso notare come certa politica e certa stampa stimoli lo sdegno dell’opinione pubblica italiana solo quando si tratta di una determinata nazionalità dell’aggressore (preferibilmente, non italiana) e di una determinata nazionalità della vittima (preferibilmente, italiana).
Lasciamo al signor Giordano Bruno Guerri il piacere di escogitare e di illustrarci altri affascinanti modelli teorici applicabili ai casi da noi sollevati. Qui ci preme, invece, sottolineare il danno d’immagine gravissimo, perché frutto di asserzioni arbitrarie e calunniose a carico dei circa un milione di cittadini romeni d’Italia – uomini e donne – considerati “invasori” in questa fantasiosa teoria dell’Autore; ma anche, per estensione, a carico degli altri milioni di residenti di origine straniera, valutati dalla Confindustria o dal sistema previdenziale italiano quali “lavoratori immigrati”, mentre per l’Autore e per la direzione de “Il Giornale” sono degli invasori, da trattare dunque come tali. La conseguenza logica di tale pensiero – già espresso dai microfoni di comizi politici, leghisti e non – sarebbe infatti il licenziamento e l’espulsione di massa di tutti gli immigrati presenti in Italia, per assicurare così al Paese italico quella sicurezza, quella pace e quell’armonia sociale che regnavano prima dell’arrivo degli “invasori”. D’altra parte, se per invasori vanno intesi solo gli stranieri delinquenti, tale ragionamento dovrebbe condurre, semmai, ad associare costoro ai loro “colleghi” di razza italica d.o.c.; questo, se vogliamo evitare di riproporre oggi quanto già commesso nel passato a danno dell’immagine dei cittadini italiani all’estero (“italiani = mafiosi” e così via).
Pertanto, considerata la gravità di quanto contenuto nell’articolo considerato, chiedo allo stesso Autore e al Direttore del quotidiano “Il Giornale” di ritirare pubblicamente le affermazioni incriminate, riservandoci la facoltà di segnalare nelle sedi competenti il fatto commesso, anche per verificare l’eventuale presenza del reato di istigazione all’odio razziale.

[1] Cfr. il titolo scelto dall’Autore, “Europa calcistica e bottoni spaiati”, per l’articolo pubblicato sul proprio blog nello stesso giorno, http://www.giordanobrunoguerri.it/gbgblog/default.htm.


Convegno “Elezioni Europee 2009″, sul diritto di voto dei comunitari

22 Gennaio 2009

Roma: ore 15.30, Convegno “Elezioni Europee 2009 – Tutti possiamo votare in Italia, purché si sappia!”

Venerdì 23 gennaio, a Roma, presso la Camera dei Deputati – Sala delle Conferenze (via del Pozzetto, 158), dalle 15.30 alle 19.30, promosso dalla delegazione dei parlamentari Radicali-PD e d: Partito Radicale, Radicali Italiani, Ass.ne IRFI Onlus “Italia Romania Futuro Insieme”, ARI Ass.ne dei Romeni in Italia, Stranieri in Italia, Comunità polacca di Roma, Ass.ne Italo-bulgara “La Fenice”.

Non tutti lo sanno – e i primi a non saperlo sono proprio i diretti interessati – ma i cittadini comunitari residenti in Italia hanno diritto di voto sia alle elezioni europee che alle elezioni amministrative. In vista delle prossime elezioni previste in giugno, le Istituzioni preposte devono mettere in atto tutti quegli strumenti che consentano concretamente a tutti i cittadini europei residenti in Italia di poter votare.

Con questo incontro, al quale prenderanno parte i rappresentanti di numerose associazioni di comunità europee residenti in Italia e al quale sono invitati i parlamentari di tutti gli schieramenti politici e i rappresentanti dei consolati e delle ambasciate in Italia degli altri 26 Paesi dell’Unione Europea, si intendono suggerire al Governo e, in particolare, al Ministro degli Interni, le misure che devono essere adottate per superare tutte le difficoltà burocratiche e d’informazione che nelle passate tornate elettorali hanno di fatto escluso dal voto tanti cittadini comunitari.

Con: Emma Bonino (vicepresidente del Senato); Marco Pannella (deputato europeo); Viorel Badea (Senatore per i romeni all’estero – Bucarest); Marco Cappato (deputato Europeo); Souad Sbai (deputata PDL); Jean Leonard Touadi (deputato PD); i deputati e i senatori della delegazione radicale nel Gruppo Parlamentare del PD Rita Bernardini, Maurizio Turco, Maria Antonietta Farina Coscioni, Marco Beltrandi, Elisabetta Zamparutti, Matteo Mecacci, Donatella Poretti, Marco Perduca; Sandro Gozi (deputato PD); Francesco Nucara (deputato Liberal Democratici Repubblicani);Antonella Casu, Segretaria Nazionale di Radicali Italiani; Ramona Badescu (Delegato del Sindaco di Roma Alemanno per i rapporti con i Rumeni in Italia); Massimiliano Iervolino (delegato per i diritti umani della provincia di Roma); Paula Mitrache (Consigliere per le politiche con i romeni del sindaco di Bari); Mario Staderini (avvocato – Direzione Nazionale Radicali Italiani).

Partecipano con relazioni, interventi e saluti:

Prof. Antonio Agosta (Esperto diritto di voto, Università degli Studi “Roma Tre” – Roma); Mascia Salvatore (Avvocato, responsabile Ufficio Legale Stranieri in Italia S.r.l.); Corrado Giustiniani (Inviato speciale del Messaggero, scrittore dell’immigrazione, titolare del blog “I Nuovi Italiani” su http://www.ilmessaggero.it); Kamila Kowalska (Giurista); Guido Ravasi (Segretario Generale Fondazione Europea Dragan); Marinel Stefanescu (Artista, pittore ed ex ballerino romeno di fama internazionale – Reggio Emilia); Valentin Fanel Badiu (Artista, pittore romeno di fama internazionale – Germania); Simona C. Farcas (Presidente dell’Ass.ne IRFI Onlus “Italia Romania Futuro Insieme”); Eugen Terteleac (Presidente ARI, Ass.ne dei “Romeni in Italia” – Roma); Danuta Wojtaszczyk (Caporedattrice del quindicinale dei Polacchi in Italia “Nasz Świat”); Teresa Dabrowa (rappresentante storica dei polacchi in Italia); Jakovleva Yana Youriy (Presidente Associazione Italo-Bulgara “La Fenice;); Nikolay Stoianov Hristov (Delegato dal Comune di Ladispoli, Presidente Associazione Bulgara – Ladispoli); Shukri Said (Presidente Associazione “Migrare”); Elżbieta Wróblewska (Presidente Associazione Insieme senza Confini Onlus di Rocca di Papa); Giorgio Pagano (Segretario Associane Radicale ESPERANTO); Andrea Billau (redattore di Radio Radicale); Peter Kovacs (Medico chirurgo – Roma); Dana Mihalache (Lega dei romeni in Italia); Daniel Vladimirov (Vice direttore Istituto Bulgaro di Cultura – Roma); Mihai Muntean (Segretario nazionale PIR “Partito Identità Romena” – Roma); Bożena Wróblewska (cittadina polacca e italiana, Associazione “Insieme” di Rocca di Papa); Ciprian Manoliu (Presidente dell’Ass.ne “Imprenditori romeni” – Milano); Irina Vassileva Stoiilova (giornalista Radio Televisione Nazionale Bulgara); Mihai Romanciuc (webmaster del sito Radicalparty.org); Joanna Mużyło (Dirigente Nazionale per i polacchi in Italia, Sindacati UGIL SIE); Dimitre Ivanov Gantchev (giornalista bulgaro di Radio Vaticana; Gabriela Floria (Dottoranda in Scienze Politiche a “La Sapienza” – Roma); Angelo Staniscia (Avvocato ARI, Ass.ne “Romeni in Italia” – Roma); Horia Corneliu Cicortas (Presidente FIRI “Forum Intellettuali Romeni in Italia” – Pontedera); Dragos Eugen Dumitru (Coordinatore FARI “Federazione Associazioni per i Romeni in Italia” – Novara); Gabriel Rusu (membro Consulta per i problemi degli stranieri immigrati); Laura Vasii (Pres. Ass.ne “Dacia Felix” – Roma), Prof. Krassimit Stantchev (Univ. degli Studi “Roma Tre”), Daniel Grigorio (consigliere Ass.ne AIME – Roma); Ovidiu Gal (pres. Ass.ne G.A.L. “Gruppo Associativo Lavoratori” – Roma); Danut Frangu (Consigliere Ass.ne ARI – Roma), Octavian Neamu (Pres. Ass.ne EuRomeni d’Italia – Roma), Dana Panichi (Ass. Romeni di Teramo), Vasile Mutu (consigliere Prov. Regionale di Catania).

Al termine del convegno, presso la sede del Partito Radicale (Via di Torre Argentina, 76 – 3° piano), verrà offerto un buffet a base di prodotti tipici rumeni e polacchi.


L’Europa ritrovata, ovvero Romania tra Oriente e Occidente

19 Gennaio 2009

Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente


Una delle più importanti istituzioni culturali ed accademiche di Venezia, l’Ateneo Veneto, ospita lunedì, 19 gennaio, dalle ore 17:30, la cerimonia di presentazione del volume Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente (Pentru Europa regăsită. Discursuri despre o Românie între Orient şi Occident).

L’autore del volume è Alberto Castaldini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, saggista, professore e giornalista noto in Italia, socio d’onore dell’Istituto di Storia “Nicolae Iorga” dell’Accademia Romena e professore honoris causa dell’Università “Babeş-Bolyai”di Cluj-Napoca.
„La Romania – scrive l’autore – costituisce un intreccio secolare di diverse culture e confessioni religiose, mostrandosi una sorta di sintesi di Oriente e Occidente europeo, sintesi talora armonica, talora conflittuale per una serie di nodi etnostorici e confessionali ben radicati nel suo territorio. Essa costituisce uno dei principali raccordi tra quei “due polmoni” con cui deve respirare il continente, secondo la celebre immagine coniata da Papa Giovanni Paolo II”.
La presentazione del volume sarà seguita da un dialogo dell’autore col pubblico veneziano, nel quale saranno affrontati sia elementi d’interesse generale, relativi all’identità europea, il percorso della Romania quale membro dell’Unione Europea, la politica culturale dell’Italia ecc., sia il tema scottante dell’attuale immagine della Romania e dei romeni in Italia.
La manifestazione, organizzata dall’Ateneo Veneto in collaborazione con l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, sarà moderata dalla Dott.ssa Monica Joiţa, direttore ad interim dell’Istituto, dal professore e scrittore Gino Pastega e dal professore Gilberto Pizzamiglio, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.


Il Mar Nero e la geopolitica attuale: conferenza a Roma

20 Giugno 2008

L’ambasciata di Romania presso la Santa Sede, in collaborazione con l’ambasciata di Georgia presso la Santa Sede, organizza il 26 giugno 2008 alle ore 12 la conferenza del professore Charles King, della Georgetown University (Washington, DC). La conferenza si svolgerà presso lAccademia di Romania a Roma (Piazza José de San Martin, 1).

Intitolata Mare Maggiore: The Rebirth of the Black Sea World, il contributo fa parte di un ciclo di conferenze internazionali lanciato l’anno scorso dall’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede, dedicate a temi geopolitici di ampio interesse.

La conferenza si occuperà delle evoluzioni nella regione del Mar Nero negli ultimi quindici anni, con accento sulla sua rinascita come zona d’interesse strategico per l’Europa allargata, ma anche per gli Stati Uniti d’America.

Charles King è professore si relazioni internazionali e titolare della cattedra “Ion Raţiu” (uomo politico scomparso negli anni Novanta) di studi romeni presso la Georgetown University. Ha pubblicato, tra altro, i volumi I fantasmi della libertà: una storia del Caucaso (2008), Il Mar Nero: una storia (2004) e I moldavi: la Romania, la Russia e la politica culturale (2000). Esperto di storia dell’Europa Orientale, conosce bene il romeno e il russo.


Italia non riconosce i titoli professionali dei neocomunitari: deferita alla Corte di giustizia europea

6 Giugno 2008

Roma – 5 giugno 2008. L’Italia limita la libertà di circolazione dei lavoratori romeni e bulgari, non riconoscendo automaticamente, come dovrebbe, i loro titoli professionali.

È l’accusa mossa dalla Commissione europea, che ha deciso di aprire una procedura di infrazione deferendoci alla Corte di giustizia europea per mancata attuazione della normativa comunitaria. Il nostro Paese non avrebbe infatti ancora recepito in pieno la direttiva 2006/100/CE, che adegua alcune direttive sulla libera circolazione delle persone dopo l’adesione di Bulgaria e Romania.

Tra le altre cose, quella direttiva aggiorna tutti gli elenchi delle qualifiche che godono di riconoscimento automatico, completandoli con le corrispondenti qualifiche bulgare e romene, ma in Italia, secondo la Commissione, “non sono ancora in vigore tutte le disposizioni necessarie”. La deadline era fissata al 1° gennaio 2007 e a farci compagnia tra gli adempienti è rimasta solo la Polonia.

Intanto, i lavoratori neocomunitari subiscono le conseguenze di questo ritardo.
“In assenza di recepimento della direttiva, – denuncia la Commissione – i professionisti in possesso di una qualifica bulgara o romena rischiano di dover subire procedure burocratiche lente e non necessarie per poter esercitare il diritto a prestare la loro attività ovunque nell’Unione europea”. Senza contare che “i potenziali utilizzatori dei servizi di questi professionisti potrebbero essere privati dell’opportunità di valersi delle loro competenze”.

(fonte: www.stranieriinitalia.it)